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CHI SONO - Giornalista, scrittore, appassionato di sport Bellezza musica. Gli studi classici hanno alimentato in me la voglia di dedicarmi alla scrittura. Nel 2020 ho fatto esordio nella narrativa con “La buona battaglia – Sognando i Giochi del Mediterraneo” (Passerino editore). Poi con “Benny per sempre”, nel 2021, ho inteso omaggiare la figura della campionessa Benedetta Pilato, baby fenomeno del nuoto e mia concittadina. In questo blog pubblico i miei articoli per fare esperienza di condivisione preservando il diritto alla ricerca delle notizie positive. Quelle da dare senza censura. A chi mi legge, do il benvenuto

Un premio alla carriera ne “L’anima poetica di Pierfranco Bruni”

Innovare e innovarsi restando fedeli a se stessi. Adeguarsi al vento teso del cambiamento restando aggrappati alla tradizione. È questa la mission dell’intellettuale dei nostri tempi. Per assolverla, può essere preso a modello Pierfranco Bruni: un uomo d’altri tempi, di cultura e di fede, un personaggio divisivo, che dice e scrive sempre quello che pensa. Un uomo del Novecento. Che conserva un’eleganza innata, e una mente sempre aperta.

L’anima poetica di Pierfranco Bruni

Chi conosce molto bene l’intellettuale calabrese è Stefania Romito. L’unica a poter scrivere di un Autore tanto profondo e prolifico, che ha assorbito, gli ha dedicato “L’anima poetica di Pierfranco Bruni”. Opera che sa di premio alla carriera per l’intellettuale calabrese già candidato al Nobel per la Letteratura. Nella stessa l’Autrice riconosce nell’accoglienza la dote migliore dello scrittore omaggiato con questo libro: egli accoglie e “raccoglie” tutto ciò che di più prezioso è contenuto all’interno della poesia classica per interiorizzarlo e innovarlo attraverso la creazione di componimenti dotati di una grandissima raffinatezza e ricercatezza stilistica. Così SR lo definisce uno tra i più straordinari “evoluzionisti poetici”. La sua operazione di recupero e rielaborazione è utile al lettore giovane o adulto: si pensi ad Amare Pavese (Pellegrini), opera capace di riabilitare uno scrittore osteggiato e temuto.

Il professor Bruni può essere apprezzato o meno nelle molteplici vesti in cui è stato attivo – il politico, già assessore alla Cultura, si candidò alla presidenza della Regione Puglia con Fiamma Tricolore; il talento che non gli si può non riconoscere è la capacità di eccellere nell’arte dei versi. E questo vuole celebrare l’opera pubblicata da Passerino Editore. Da Alle soglie della profezia (Pellegrini Editore) a Luisa portava in una mano una scarpetta di lana (Tabula Fati), l’ultima opera di letteratura, c’è racchiuso il cammino esistenziale dell’uomo che ritrova se stesso nella presenza delle assenze. La sofferenza che trova nella sublimazione una via d’uscita.

Non sono mai disperanti i versi di Pierfranco Bruni, rivestiti di una fede non bigotta, spesa nell’amore per la scrittura. Sempre imperante la dimensione del sogno e del desiderio, all’origine del viaggio, punto a cui fare ritorno, c’è il passato come strumento di conoscenza del presente e dell’umana essenza. Mentre le sensualità poetiche e visive si fondono con l’immagine del Mediterraneo che è il cuore pulsante della nostra civiltà e della nostra cultura.

L’autrice

Stefania Romito è nata in Svizzera da genitori italiani. Scrittrice e giornalista radiotelevisiva, ha all’attivo diverse pubblicazioni, tra raccolte di poesie, racconti e romanzi. Nel 2010 il suo esordio nella narrativa con “Attraverso gli occhi di Emma” (Alcyone Editore). Responsabile letteraria del Nuovo Rinascimento e del Sindacato libero scrittori italiani per la Lombardia, ha collaborato con il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Con Il buio dell’anima (Libromania, 2019) si è aggiudicata il premio speciale d’Eccellenza Città del Galateo “Antonio De Ferraris 2021”. La poetica di Pierfranco Bruni segue alla pubblicazione di Delyrio (La Bussola).

La priorità di Putin? Aumentare l’aspettativa di vita media in Russia

La guerra continua a insanguinare l’Ucraina. A tenere in ambasce l’Occidente, il mondo intero, a turbare il presente, e i sonni di chi non riesce a scorgere tempi sereni. E qual è la priorità di Vladimir Putin? Trovare la via più rapida per porre fine al conflitto che si protrae da nove mesi? Niente affatto. È aumentare l’aspettativa di vita media in Russia. Lo ha dichiarato lo stesso presidente della Federazione Russa. Che così motiva: “Guidando verso il club degli ultraottantenni, questo obiettivo rimane. Sicuramente ci muoveremo e andremo in questa direzione: lo faremo anche con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale”. Putin parla dell’aspettativa e della qualità della vita come indicatore generalizzato del lavoro dello Stato in tutti i settori, dall’economia alla sfera sociale.

La posizione espressa alla conferenza “Viaggio nel mondo dell’intelligenza artificiale” si colloca sulla scia delle dichiarazioni del presidente del Consiglio di vigilanza dell’Istituto per la demografia, le migrazioni e lo sviluppo regionale Yuri Krupnov, il quale ha parlato del fenomeno dell’inverno demografico. Un problema che riguarda il mondo intero. A dispetto delle varie teorie, previsioni sul pericolo della sovrappopolazione – seconda una stima ufficiale delle Nazioni Unite la popolazione mondiale ha già raggiunto gli 8 miliardi di persone. Per Krupnov il problema principale ora è la “piaga dei bambini piccoli”. Il Fondo pensionistico russo (Pfr) prevede un numero che si aggira tra un milione 385.500 neonati nel 2023 e 1.399.200 nel 2024. Mentre il 2022 potrebbe chiudersi con 1,37 milioni di bambini. Non è un problema invece la longevità della popolazione. E qui Putin da prova di quanto sia contraddittoria la sua natura: noncurante delle vite giovani e giovanissime spezzate in Ucraina, effetto collaterale della “operazione speciale”, come la chiamano ancora i media russi, ha definito nell’aumento dell’aspettativa di vita (da portare a oltre 80 anni) la priorità della Federazione Russa.

Le città del futuro: la sfida di un’economia che metta al centro la vita

Invertire la rotta. Arrestare un processo che, per certi aspetti, appare già irreversibile: la salvaguardia del creato, l’azione di contrasto alla crisi ambientale, passano anche attraverso l’opera green di copertura arborea urbana, sostenuta dall’Istituto forestale europeo (Efi). Occorre ridisegnare le città del futuro portando avanti la sfida di un’economia che al metta al centro la vita. Il concetto chiave è questo. Serve, urge anzi, un cambio di paradigma. Perché, se lo scopo è il consumo, l’effetto creato è quello del boomerang.

Da un lato ci sono città modello come Oslo, Berna, Lubiana e Parigi, che vantano un 20 per cento di verde; dall’altra le metropoli che non se ne curano, che inquinano – la maglia nera è Atene. Cosa accade nel Belpaese? L’Italia è riconosciuta come leader capace di influenzare il design urbano e industriale, in tutto il mondo, nella ricerca della Bellezza che va oltre il buongusto. L’Efi allora ha aperto recentemente una sede anche a Roma.

Le tematiche di cui si discute non sono affatto nuove. Basti ricordare che l’Istituto forestale europeo, con sede in Finlandia, a Joensuu, è nato nel 93 del secolo scorso. La sua mission è quella di dare sostegno alle politiche sulle questioni relative alle foreste. In modo scientifico, attraverso la ricerca e la condivisione, la messa in rete. L’attenzione nelle città non è rivolta solamente ai parchi ma anche alle infrastrutture. Servono alberi per la deforestazione: il verde dovrebbe colorare l’area urbana, periurbana ed extraurbana. La comunità poi è chiamata a prendersi cura di quanto abita le città del futuro.

Deve fare la sua parte la politica. E in Italia si sta andando nella giusta direzione, bisogna dire: la forestazione delle città metropolitane, quelle più colpite dagli effetti nefasti del cambiamento climatico, era prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con lo stanziamento di 300 milioni di euro. I Comuni stanno recependo l’istanza riconoscendo un’opportunità unica nell’iniziativa.

Un calcio al romanticismo: la proposta di matrimonio ostacolata sul campo di gioco (VIDEO)

Alla fine è dovuto intervenire l’arbitro. Che ha messo una mano sul cartellino, e l’altra sul cuore: così è riuscita la proposta di matrimonio fatta alla sua fidanzata da Vladislav Shubovich. Il difensore 22enne dello Smorgon era intenzionato a festeggiare nel miglior modo il suo goal realizzato all’85esimo. Ma la sua proposta è stata ostacolata da uno steward sul campo di gioco. L’episodio è accaduto durante la prima partita del campionato bielorusso, che ha contrapposto lo Smorgan al Volna, vinta dalla formazione di casa per 2-0. Il calciatore si è beccato un cartellino giallo ma anche il sì della donna che diventerà sua moglie

Gli dèi non invecchiano: buon compleanno a Claudia Lamanna

Forse un giorno la deificazione della persona le darà noia. Non vorrà perpetuare il proprio mito, destinato a crescere. Ma non adesso… Claudia Lucia Lamanna è agli albori della sua carriera da concertista: salita sul tetto del mondo dopo la conquista dell’International Harp Contest si gode il successo che merita chi ha saputo fare della sua passione la propria professione. Mettendoci tanto impegno, coraggio e perseveranza. Riceve una valanga di complimenti ad ogni suo concerto: l’ammirazione è il sentimento dominante nel desiderio di omaggiarla sempre, per ricambiare la magia o la gioia, le emozioni che sa donare. Possiamo farlo oggi, 9 novembre, in occasione del suo genetliaco.

Il talento di Claudia Lamanna

Pare che l’arpista di Noci compia 27 anni. Ma l’età, intesa come invenzione degli uomini, non conta: gli dèi non invecchiano. Non conoscono il dolore né la sofferenza né la fatica o la malattia. Così, il destino dovrebbe riservare questo alla dea dell’arpa. Che è anche donna capace di preservare la propria umanità: modello virtuoso, non le serve la sensualità o l’avvenenza, abbonda in grazia: per fare presa sul pubblico, le basta il talento. L’arpa. Non è superba, Claudia Lamanna, e dall’incontro con ogni persona trae nutrimento. La sua musica riflette i molteplici e contraddittori stati d’animo. Strabilia, incanta: i capelli avvolti in un’aurea di luce, le mani piccole danzano sulle corde con leggerezza e restano incontaminate, non scalfite dagli automatismi di un’attività che logora, stanca. Gli occhi comunicano ambizione. Una componente essenziale per conservare il successo. Sono suoi compagni, Ginastera, Glière, Damase, tra i compositori che più la esaltano.

Una vita insieme al suo strumento

CL suona l’arpa da quando aveva 8 anni. A soli 15 si è diplomata; dopo la laurea di secondo livello con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore al Conservatorio Nino Rota di Monopoli si è perfezionata alla Norwegian Academy of Music di Oslo e alla Royal Academy of Music di Londra. Dopo aver vissuto all’estero è tornata in Puglia. Ha vinto numerosi concorsi: il più prestigioso, l’International Harp Contest, conquistato quest’anno in Israele, è stato il coronamento del suo sogno. Ha calcato i più grandi palcoscenici del mondo – da Londra a Bangkok, dal Teatro Duse di Bologna alla Merkin Concert Hall di New York. Ha fatto incetta di riconoscimenti prestigiosi. Tra gli ultimi, il “Premio Futuro” del Sulmona Official. Nelle scorse ore si è esibita a Los Angeles per il “Pacific Harps – Camac California Harp Festival”.

L’auspicio è che possa continuare ad essere fedele a se stessa. Perché solo preservando l’umanità si può essere annoverati tra i Grandi: quelle doti peculiari, ciò che rende fieramente umani noi mortali. Gli dèi, infatti, spalancano le porte del paradiso, e poi ti voltano le spalle… Non provano sentimenti di empatia, di pietà, non conoscono il perdono né la carità; il patire per una gioia che deve arrivare. E che possa essere vittima, Claudia Lamanna, di quella pericolosità gioiosa con la quale Nicola Piovani ha definito la Musica. La Bellezza è turbamento: ammalia e insieme inquieta, ciò per cui vivere.

Il mio grazie e i miei auguri a Claudia Lamanna!

Ambientalisti vs automobilisti: la protesta non riuscita sul grande raccordo anulare (VIDEO)

Il diritto di protestare e quello di lavorare. Sul grande raccordo anulare va in scena la protesta degli ambientalisti, che cercano attenzione per perorare la causa di quanti si oppongono agli effetti nefasti del cambiamento climatico. “Andatevene via. Ci dovete mandare a lavorare”, grida uno degli automobilisti contro i manifestanti. Gli fa eco un altro: “Voi siete dei figli di papà. A cosa serve quello che state facendo?” Altri inveiscono con insulti e parolacce. La tensione sale, prima che intervengano le forze dell’ordine.

Al mare a novembre: non è un dramma il caldo fuori stagione

I catastrofisti parlano del cambiamento climatico. Che c’è, è in atto, con ogni evidenza, nell’anno più caldo dal 1800. Ma non si tratta di una anomalia inedita. Nessun dramma, allora, se potremo andare ancora al mare, secondo le previsioni. Almeno nei primissimi giorni del mese nuovo. Godiamoci queste belle giornate, il sole che dona benessere, che attiva i neuroni: per combattere proprio il cambiamento climatico servono, in un’azione comune, sinergica, le migliori risorse. Stare in pace con se stessi per assicurare un futuro alle persone con cui condividiamo il mondo.

Lo hanno definito Monster, l’anticiclone di Halloween che si farà valere nei prossimi giorni. La fase stabile dovrebbe durare fino al quattro novembre. L’unica insidia, nelle prossime ore, potrebbe arrivare dalle nebbie sulle pianure del Nord. Altrove caldo e cielo sereno su tutta la Penisola. Temperature comprese tra 27 e 30° C. Oltre alle ricadute negative del cambiamento climatico, nel medio e lungo termine, alle frequenti alluvioni (fenomeni localizzati che non si possono prevedere), a preoccupare adesso è l’assenza di precipitazioni al Settentrione: mai era piovuto così poco. In particolare al Nordovest. Tra le regioni più colpite ci sono il Piemonte, la Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

Se in Italia si boccheggia, quasi, nelle ore centrali del giorno, anche in Spagna sono previsti 32 gradi a fine ottobre. Ovvero temperature record per il perdurare della stagione estiva che va avanti da sei mesi. Fatta eccezione per una piccola parentesi a settembre, quando anche in Italia le temperature sono scese persino sotto la media, sembra che l’autunno meteorologico non ne voglia sapere di entrare in vigore. Dalla Spagna alla Grecia passando per la Francia e la Germania, oltre al Belpaese, l’intera Europa occidentale è interessata da questa ondata di caldo anomalo. Nel resto del mondo, altro aspetto legato al cambiamento climatico sono le nevicate precoci: l’ondata di gelo che ha colpito le aree orientali dell’America, nei giorni scorsi.

Gente dell’altro mondo: i ricchi che spendono 4.500 euro per un piatto di gnocchi

Avete capito bene: mentre i comuni mortali sono alle prese con gli effetti della crisi economica, percepita in tutto il mondo, con le preoccupazioni legate alla guerra in Ucraina, c’è chi naviga nell’oro. Ed è disposto a spendere cifre folli. Ancora oggi, per mangiare cibo non di tutti i giorni. Come i ricchi che spendono 4.500 euro per un piatto di gnocchi. Segnatamente 4.400 dollari, quanto costa, in America, una porzione al ristorante Golden Gates di New York.

Un tuffo nel blu

Il costo è motivato dal caratteristico colore blu dell’impasto che deriva dall’aggiunta di ghiandola di pesce siluro – un ingrediente molto raro. Così, per una porzione di 8 gnocchi bisogna sborsare 2.400 dollari. Chi non si accontenta e vuole una doppia porzione di 16 gnocchi, in modo da uscire dal locale con la pancia piena, almeno, e il portafogli vuoto, può ottenere uno sconto pagando $ 4.400. Buon per la clientela fatta di magnati russi prevalentemente. In Russia, infatti, quel piatto riscuote gran successo. Quello che non ci è dato sapere è se gli stessi russi adesso se lo possono permettere. O se magari devono fare economia, pure loro, e rinunciare alla porzione doppia del cibo più costoso del mondo. Bello da vedere certamente: quell’ingrediente insolito conferisce agli gnocchi una innaturale luce blu-verde.

Il lusso va pagato, come le emozioni

A dispetto dei tempi che corrono, i prezzi esorbitanti nella ristorazione, ai danni dei consumatori, ci sono anche da noi: oltre al caso Briatore, si pensi alla “Mimi la Regina d’oro 24k”, la pizza che, a Jesolo, costa 99 euro. Una invenzione del titolare e pizzaiolo del ristorante Da Robert. La motivazione? “Il lusso va pagato, così come le emozioni diverse che si provano assaggiando l’oro”, ha detto lo stesso titolare, Robert Nedea. Vizi che si possono permettere sempre meno persone. La maggior parte deve tirare la cinghia e aspettare tempi migliori, senza deprimersi troppo. Gli italiani infatti temono di tornare poveri. Come quando, nel primo dopoguerra, un semplice piatto di spaghetti da condire senza troppi fronzoli, era ambito più dell’oro. Altro che gli gnocchi.

Tredicenne scappa di casa, e dorme 3 notti in strada, per incontrare lo youtuber Nischay Malhan

La premessa è che ognuno è libero di inseguire i propri sogni e ideali. Ma se un tredicenne scappa di casa, e dorme 3 notti in strada, per incontrare lo youtuber Nischay Malhan, c’è qualcosa che non va. È la spia di un malfunzionamento alle fondamenta della società. Perché un adolescente dovrebbe essere disposto, se mai, a fare follie per una ragazzina sua coetanea, o per un personaggio pubblico che si è guadagnato fama mettendo a frutto il proprio talento fisico o intellettuale. Viresh Bhushan aveva invece nello youtuber Nischay Malhan la propria stella polare – “Triggered insane”, come viene soprannominato, ha 17 milioni di fan. E ha navigato in un mare di pericoli per incontrarlo.

La traversata

Il fatto è accaduto in India. Lo scorso 4 ottobre: finite le lezioni, il 13enne di Patalia (Punjab) è uscito di scuola e, accompagnato dalla sua bicicletta, per 300 chilometri ha attraversato due Stati. L’obiettivo era arrivare a Delhi. L’influencer però non si trovava nella popolosa città indiana, ma a Dubai. Lo stesso giovanissimo fan ne ha fatto la scoperta dopo aver portato a termine questa impresa sconsiderata – ha dapprima pedalato sull’autostrada, per poi proseguire a bordo di un autobus, caricando la bicicletta sul portabagagli. Non si è arreso. Ha passato infatti tre notti in strada, deciso ad attendere Nischay Malhan fino al suo ritorno a casa.

Il lieto fine, grazie allo stesso youtuber Nischay Malhan

La fuga aveva messo in ansia i familiari. Che hanno allertato la polizia, dopo la scomparsa: VB è stato rintracciato grazie ai successivi messaggi che lo stesso aveva mandato allo youtuber per incontrarlo. Il ragazzino ora avrà bisogno di un supporto psicologico per prendere coscienza di quanto fatto, dei rischi ai quali si è esposto con la bravata, ha preannunciato la mamma, dopo averlo riabbracciato. L’auspicio è che, una volta raggiunta la maggiore età, possa preservare lo spirito di avventura, l’iniziativa ed il coraggio mettendoli al servizio delle più nobili cause.

Il bluff della guerra nucleare: c’è della logica dentro la follia umana

Un incubo da scacciare. Se c’è della logica dentro la follia umana, se anche i pazzi come Vladimir Putin badano a fare gli interessi propri, e non ad autoannientarsi, possiamo dormire sonni non troppi inquieti – restano le immagini ricostruibili dagli orrori perpetrati ai danni della popolazione e delle forze armate ucraine. Una guerra nucleare non giova a nessuno. Non può iniziare. Sebbene ci sia un precedente nella storia non troppo lontana (Hiroshima e Nagasaki), c’è da considerare che allora gli arsenali nucleari non erano imbottiti come lo sono ora: ad ogni azione corrisponderebbe una reazione di pari portata. Sino alla catastrofe generale. È un bluff, allora (ci vogliamo augurare), mettere sul tavolo l’ipotesi della guerra nucleare, che serve ad alzare la posta in gioco tra le potenze coinvolte nel conflitto già mondiale. La devastazione sarebbe totale. Così come non esistono bombe “intelligenti”, infatti, quelle dall’azione mirata, le cosiddette armi tattiche utilizzabili in una prima fase dell’escalation nucleare non sono affatto una soluzione dagli effetti meno gravi.

Ad ogni modo, di questo scenario dobbiamo parlare. Lo ha fatto anche l’Accademia dei Lincei attraverso il gruppo di lavoro per la Sicurezza internazionale e il controllo degli armamenti (Sica), con l’appello lanciato: “Ci rivolgiamo agli scienziati dei Paesi coinvolti direttamente o indirettamente, in particolare alla comunità intellettuale che ha partecipato alle Conferenze Amaldi organizzate dalla nostra Accademia, inclusi gli scienziati russi, affinché intervengano”. Nei limiti delle loro possibilità, quello che possono fare è “denunciare all’opinione pubblica i rischi reali connessi con l’uso di armi nucleari tattiche e chiedano ai loro Governi di impegnarsi esplicitamente per il no first use delle armi nucleari”. “Contestualmente, chiediamo che si riprendano immediatamente negoziati globali relativi al disarmo nucleare, che coinvolgano tutte le potenze nucleari”, continuano gli accademici, nella dichiarazione condivisa dal presidente dell’Accademia dei Lincei Roberto Antonelli, e dal premio Nobel Giorgio Parisi.

NFT per preservare l’eredità di Maradona: l’iniziativa di MetaFrames

Gli hanno dedicato film, libri, opere d’arte; e tutto l’inimmaginabile nella “sua” Napoli dove, tra folklore e devozione, è stato ribattezzato il San Paolo, il campo sportivo. Diego Armando Maradona (1960-2020) continua a interagire con i suoi fan. Come fosse ancora tra noi. È anche al centro dell’interesse dell’azienda MetaFrames, che ha lanciato una collezione NFT dedicata al miglior calciatore di sempre, o almeno tra i più forti di tutti i tempi. I Non Fungible Token saranno 5mila, firmati da Paul Trevillion, acclamato artista sportivo, di fama internazionale. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dal CEO di Maradona Global Sanjay Wadhwani. Che si è detto onorato della collaborazione avviata con lo studio di arte digitale Crypto. L’obiettivo comune: “Preservare l’eredità di Maradona”. Ci crede il fondatore di MetaFrames, nella consapevolezza che il compito può essere assolto anche dalla tecnologia. Ebbene, la piattaforma che ha acquistato i diritti d’immagine del dio del pallone, ha inteso lanciare Official Maradona Fanclub (Omfc), un ecosistema su blockchain per onorare la memoria e la carriera. Sono gli utenti a coniare i token autonomamente.

L’iniziativa

Il casting è stato aperto quest’oggi, giovedì 22 settembre, e durerà fino al 30 ottobre, attraverso queste fasi: Warm Up, l’asta utile ad aggiudicarsi un raro pezzo da collezione con l’opera di Paul Trevillion, per introdurre il Diego Maradona Access Pass; Kickoff, fase rivolta al 10 per cento dei possessori dell’AP, per garantire la partecipazione all’estrazione di un concorso a premi. Tra le esperienze delle quali gli utenti potranno beneficiare, un viaggio pagato per assistere alla finale dei mondiali di calcio in Qatar, in programma il 18 dicembre al “Lusail Stadium” – nonostante l’assenza della nazionale azzurra, non qualificatasi alla massima competizione, agli italiani potrebbe interessare molto. Terza fase “Extra Time”, quando verranno annunciati i vincitori dell’estrazione a premi, attesa per il 30 ottobre, giorno in cui il Pibe de oro nacque.

Diego Maradona Access Pass

Previste queste agevolazioni: accesso anticipato all’airdrop, e al gioco Goal Rev; sconti sugli iteam dello stesso gioco e sul merchandising dedicato al campione; posti esclusivi per progetti futuri.

Stati Uniti e Russia alleati nel sostegno ai gruppi terroristici: la denuncia di Rawa

A chi importa dell’Afghanistan? Lì le violazioni dei diritti umani sono drammaticamente continue, forti. A farne le spese le donne, le giovani che devono coprire con vestiti neri tutto il corpo, alle quali viene negata la formazione, la possibilità di andare a scuola. Le donne che non hanno il permesso di viaggiare da sole. Che devono essere sempre accompagnate da un parente uomo. Mentre poche “fortunate” possono svolgere determinati lavori, con limitate funzioni. Anacronismi che dovrebbero suscitare la nostra indignazione. La regressione ha avuto inizio nel 2021 quando le truppe americane hanno lasciato il Paese raggiunto vent’anni prima per combattere ovvero cacciare il governo talebano che ospitava al-Qaeda, il gruppo terroristico responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001. Scelta che ha aperto un’ampia discussione.

La contraddizione

Prezioso e perseverante, difficile e coraggioso il lavoro di Rawa – Associazione rivoluzionaria delle donne afghane, una delle organizzazioni più attive in Afghanistan, che denuncia inoltre: “Dal punto di vista politico noi vediamo che gli Stati Uniti appoggiando i talebani e diversi gruppi terroristici, ma anche Cina e Russia sono presenti in Afghanistan e appoggiano i loro gruppi fondamentalisti preferiti, e questo rende molto complicato per le nostre persone organizzare la resistenza”. Insomma, le superpotenze che non sono affatto amiche, tornate distanti da quando ha avuto inizio la guerra in Ucraina, hanno obiettivi e interessi comuni.

Un Paese allo sbando. Ma la resistenza fa rumore

La stessa organizzazione politica femminista, a sostegno dell’intera popolazione, dichiara che tutti gli uomini e le donne stanno soffrendo per il collasso del sistema economico, per la mancanza di cibo e di sicurezza; per la mancanza di prospettiva, di lavoro, mentre il costo della vita è in crescita, il prezzo dei beni di prima necessità schizza. Sebbene possa prevalere l’arrendevolezza, va detto che “tutti i gruppi religiosi ed etnici che vivono in Afghanistan sono fortemente contro i talebani e contro il fondamentalismo, hanno visto e avuto esperienza del loro governo precedente e vogliono avere un’alternativa migliore”. Vogliono vivere. Ovvero non cedere ai talebani e ai loro presunti valori. Barlumi di speranza dentro la catastrofe ignorata dal mondo.

Lotta alle mafie, la grande assente della campagna elettorale

Vero è che le emergenze nuove hanno sovrastato le precedenti, irrisolte, ataviche; che gli italiani guardano al rincaro delle bollette, all’aumento dei prezzi dei beni alimentari, come alla questione emergenziale. Ma ci sono temi da includere necessariamente nella campagna elettorale. Uno di questi è senz’altro la lotta alle mafie, non pervenuta, a quanto pare. A lanciare l’allarme, Nino Di Matteo: “In Italia il problema del contrasto al sistema mafioso non è mai stato ai primi posti dei governi che si sono succeduti. La lotta alla mafia non è ancora una priorità della nostra politica e anche nell’attuale campagna elettorale sento poco parlare delle strategie politiche per contrastarla”. Il consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura è inoltre intervenuto sull’affossamento della legge sull’ergastolo ostativo, avvenuto in Senato. La misura avrebbe negato a mafiosi e terroristi concessioni e benefici penitenziari. Ebbene, l’affossamento della legge “rischia di creare una situazione di libertà per soggetti condannati per strage”.

La questione è stata denunciata anche da Avviso Pubblico, la rete di enti locali contro mafie e corruzione, che ha presentato l’appello #Nosilenziosullemafie. Nella dialettica fra partiti il tema mafia non occupa una posizione centrale. “Manca un costruttivo confronto sul perseguimento di strategie e politiche di prevenzione e contrasto, punto nevralgico per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia”, denuncia lo stesso AP. Sappiamo bene che il fenomeno è tutt’altro che superato. Siamo lontani dall’assistere alla sconfitta di ciò che, al pari di ogni fatto umano, ha un inizio ed avrà anche una fine, parafrasando Giovanni Falcone. Le tante vittime della criminalità organizzata chiedono un’inversione di marcia. Dovrebbe essere nell’interesse di tutti, se è vero che, ribadiamo, il benessere delle comunità passa anche dalla lotta alle mafie. E senza una visione non si va da nessuna parte.

Yemen, nella guerra dimenticata si apre uno spiraglio di luce

In sette anni ha fatto 377mila vittime. La guerra è sempre un abominio: anche quella dello Yemen, che sembra essere dimenticata o ignorata dall’Occidente, dall’Europa, attenti in modo particolare a ciò che accade in Ucraina – e sempre meno, a dire il vero. La buona notizia è il cessate il fuoco. Ovvero una tregua tra i sauditi a capo della coalizione anti Houthi e i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran. Va detto che nelle ultime ore si registrano continue violazioni del cessate il fuoco. Lo ha denunciato Ahmed bin Mubarak, il ministro degli Esteri yemenita, con riferimento al massiccio attacco militare lanciato dalla milizia Houthi nell’area di Dhabab, a ovest della città di Taiz.

LA DEVASTAZIONE. Quella vissuta in Yemen è stata definita la più grande crisi umanitaria del XXI secolo. È stato l’ultimo rapporto dell’Onu, datato novembre 2021, a dare quel numero spaventoso di vittime, al 60 per cento per gli effetti indiretti del conflitto. Ad esempio per la scarsità di acqua e cibo. Come riferito dall’Undp, l’Agenzia per lo sviluppo dell’Onu, lo scorso anno ogni 9 minuti è morto un bambino di età inferiore ai 5 anni. Non poche sofferenze sono inflitte agli adulti. E la carestia ha fatto più di 9mila vittime.

GLI INTERESSI. La guerra civile dello Yemen si protrae dal 2015. Era la notte tra il 25 e il 26 marzo quando alcuni aerei, guidati dalla colazione araba, bombardarono presso Riad le postazioni dei ribelli. Questa guerra interessa all’Egitto, che non vuole sfilarsi dalla colazione araba, all’Arabia e all’Iran che guardano alla posizione strategica dello Yemen, utile al controllo dello stretto di Bab el Mandeb. In gioco ci sono gli scambi commerciali e il petrolio. Inoltre i giacimenti di idrocarburi dei quali la provincia di Hadramawt è ricca. Centrale è il ruolo di Al Qaida nel tentativo di destabilizzare il governo yemenita: l’insurrezione dell’organizzazione terroristica ha avuto inizio nel 1998, in forma di guerriglia, per proseguire in questa lunga guerra civile. Chi ci guadagna dal conflitto? Come ha denunciato la Rete italiana pace e disarmo, molti degli attacchi aerei non sarebbero stati possibili senza forniture di armamenti europei: i governi e le aziende europee hanno continuato a sostenere la coalizione a guida saudita esportando bombe, armi, servizi di manutenzione e addestramento.

A volte ritornano: “Nuovo Cinema Paradiso” diventa una serie tv

È uno dei film più amati da intere generazioni. Quello che non ti stanchi di rivedere. Un omaggio al cinema, ai sogni umani e alle vicissitudini, un tuffo al cuore, con quella musica che ti entra per sempre nelle vene: “Nuovo Cinema Paradiso” è il film capolavoro di Giuseppe Tornatore, pellicola che, grazie allo stesso Maestro, diventerà presto una serie tv. Scritto e diretto dal regista siciliano, verrà realizzato dal produttore Marco Belardi, con la sua nuova società Bamboo Production. I due sono al lavoro per avviare il progetto che dovrebbe essere pronto nel 2023. Non sarà semplice replicare il successo di allora… Nuovo Cinema Paradiso riuscì a mettere d’accordo pubblico e critica, fece incetta di riconoscimenti, e vinse l’Oscar per il miglior film straniero nel 1990. Nel cast c’erano attori del calibro di Philippe Noiret alias Alfredo, e Jacques Perrin, il Totò adulto, scomparso lo scorso ventuno aprile. Senza dimenticare Salvatore Cascio che oggi sta combattendo e raccontando una grave malattia.

LA SERIE. Il titolo scelto è “Paradiso”. Sei puntate da 55 minuti ciascuna, al centro la stessa storia del film, in forma ampliata e con diversi filoni narrativi. Lo si apprende da “Variety”. Saranno raccontati i retroscena delle vite dei personaggi principali, e sviluppati temi quali la solidarietà di un amico, il sesso come tabù, la forza di una madre. O ancora, intrecciati tra loro, i trasferimenti forzati, le fughe e le marcate differenze sociali. L’obiettivo resta quello di fotografare la generazione italiana del secondo dopoguerra. Gli anni della ripartenza, intrecciati alla passione per il cinema. Un lavoro che potrebbe essere contestualizzato ai giorni nostri. Perché, tra pandemia e guerre nuove, gli italiani non vogliono dismettere il vizio di affrontare le avversità sognando ancora.

Come in Nuovo Cinema Paradiso, non mancherà lo sguardo malinconico ma non disincantato del protagonista, regista affermato che ripercorre la sua infanzia e l’amicizia con Alfredo a Giancaldo (Palazzo Adriano, nella vita vera), la sua terra natia.

Claudia Lamanna, l’onnipresenza della Musica

Sarà per il vento di tramontana, che spirava forte, una manna dal cielo in una estate rovente, per lunghi tratti afosa; sarà che la Bellezza trova sempre il modo di raggiungere chi ha udito. Sta di fatto che la Musica di Claudia Lamanna si è sentita sino in riva allo Jonio… Dopo il trionfo alla “International Harp Contest” in Israele, che l’ha portata alla consacrazione, l’arpista più brava del mondo si è esibita a Noci, domenica scorsa. Una tappa motivata dalla passione, dal senso di appartenenza al proprio territorio, per la musicista impegnata in un tour di concerti in tutto il mondo. La Chiesa di Santa Maria della Natività ha accolto le sue note facendo da cassa di risonanza oltre il luogo fisico. Uno scambio libero, che è arricchimento gratuito e reciproco. Ogni creazione della giovane musicista, ogni sua movenza gesto parola vanno accolte con riconoscenza. Con la gratitudine che lei stessa dimostra dando attenzione ad ogni persona; e per l’occasione a quanti hanno reso possibile e preso parte all’evento, contribuendo al successo dell’iniziativa: ha ringraziato il pubblico caloroso e Piero Liuzzi per l’invito, Vincenza D’Onghia per l’accurato lavoro di presentazione, il sindaco Domenico Nisi, in rappresentanza di tutta la comunità nocese. Inoltre il team di “Chiostri e Inchiostri” per la puntale organizzazione. Il recital rientrava infatti nella rassegna letteraria e culturale promossa dal Parco letterario Formiche di Puglia, con il patrocinio del Consiglio regionale pugliese, in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Bari e con il comune di Noci. La concertista non ha tradito le attese nel virtuosismo delle sue performance. Il repertorio spaziava dall’Ottocento francese di Faure’ alla contemporanea frammentarietà di Al Ravin passando per Lopez, Britten, Satie e Godefroid. Un viaggio accompagnato dallo strumento delicato e potente assieme.

La Musica di Claudia Lamanna, che abbiamo avuto il privilegio di intervistare, proprio all’indomani del successo in Israele, rispecchia la molteplicità degli stati d’animo. Col fine della condivisione. E se è vero che la Bellezza richiede tutti gli organi di senso per essere compresa, il salto sta nel superamento di ciò che attiene alla dimensione terrena: anche il sordo o il cieco possono farsi raggiungere dall’arpista. Basterebbe fare memoria delle sue esibizioni e dell’elegante figura, del rapporto simbiotico che ha con lo strumento, delle performance musicali, artistiche; e pure sportive, potremmo aggiungere (suonare l’arpa comporta un certo impegno fisico). Basterebbe sapere che lei suona ancora. Che concorre, attraverso il suo lavoro, alla missione salvifica della musica. Così il tour di Claudia Lamanna continua. Dopo aver calcato il palco del Royal Welsh College of Music & Drama a Cardiff (Regno Unito) per il Congresso mondiale dell’arpa, è in Puglia, attesa anche dalla comunità ionica: suonerà a palazzo Marchesale di Laterza, unica tappa nella provincia di Taranto, il tredici agosto.

(Pubblicato su “L’Adriatico” nr 158)

Merilyn, la diva che ha fermato il tempo per restare bellissima

A Sessant’anni dalla morte di Merilyn Monroe. Un profumo di giovinezza in una goccia di Chanel 5 nel vento di una estate

di Pierfranco BRUNI

Un mito. Cosa sono i miti? Lei è un mito. Diventa come gli Dei un archetipo lungo il viaggio degli anni nel tempo.  Marilyn Monroe. A sessant’anni dalla sua morte. È morta il 4 agosto del 1962. Io avevo appena sette anni.

Los Angeles. È il mese di agosto. Una città tra le più importanti in una California immensa che ha connotati italo – spagnoli. Luoghi molto catalani. E la sua storia racconta simboli di una lingua che ha la Spagna nel cuore. La prima cosa che mi chiedono, prima di entrare nel mio albergo, è se desidero visitare i luoghi del mito di Marilyn. Sono un po’ distratto. Sapevo di entrare nella città del mito ma non pensavo che la mia interprete avesse questa velocità.

Giungo a Los Angeles quasi frastornato. Cambiamenti di orari, turbolenze lungo la rotta, confuso e con gli orecchi che sembrano aver subito un tuffo nell’Oceano. Dico subito: “Certo, sono qui proprio per lei ma ho bisogno di cambiarmi d’abito. Marilyn non avrebbe gradito un ospite vestito senza eleganza. Datemi il tempo di indossare il mio vestito di lino bianco con la camicia verde e poi si parte e a domani pensiamo domani …”. Così siamo tutti contenti.

Qui è nata e morta Marilyn Monroe. Era nata il 1 giugno del 1926. Era un anno più grande di mia madre. Un mito nell’attraversamento delle notti immaginate alla ricerca di un sogno. E Marilyn è stato un sogno. Nel velo della sua gonna bianca alzata dal vento in eros tutto tuffato in una seduzione capricciosa. Amava e moriva nel caldo torrido di una città che ha finestre aperte sui mediterranei. Ma sì.

Los Angeles non poteva che essere la città di Marilyn. La bionda mediterranea che si è fatta seppellire con la parrucca bionda che portava nel film Gli spostati e vestita con un abitino verde. Il biondo e il verde. Il sole e il mare. Avevo sette anni quando morì Marilyn Monroe.

Eppure ho un ricordo molto lieve. Me la ricordo nelle foto in bianco e nero dei settimanali che non mancavano mai in casa mia. Le prime pagine “sparate” con le immagini che riportano scene dei suoi film. La bellezza che si faceva seduzione. Sì, perché può esserci anche una bellezza che ha la sua sobrietà da statua. Ma Marilyn portava una bellezza sconvolgente. Marilyn era l’attrazione.

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Nella testa del nemico

Analizzare la psicologia del nuovo zar Vladimir Putin. Del suo cerchio magico, e quell’ideologia orientata al progetto imperialista di riunificazione delle cosiddette tre Russie: è l’obiettivo del libro di Orietta Moscatelli. Un volume che ci riporta alla guerra in Ucraina. Che vorremmo dimenticare tutti, almeno nella stagione estiva; ma proprio no, non è possibile – se non altro per rispetto di chi sta soffrendo e delle numerose vittime. Il libro si intitola “P. Putin e putinismo in guerra” (Salerno, pp 160, euro 20). Leggerlo è un esercizio per la mente e per il cuore. Emerge il grande interrogativo di fondo, sorto il ventidue febbraio scorso: in quale direzione sta andando il mondo? Per rispondere è necessario prima decifrare la psicologia di chi ha già cambiato la storia. E vuole riscriverla attraverso la propria ideologia e l’anti-democrazia. Quel che è chiaro in questa questione è che c’è un aggressore, il Cremlino, e una nazione aggredita, Paese sovrano democratico libero. Se le responsabilità sono ben chiare e note, servono analisi, valutazioni approfondite, guardando al lungo periodo. Il timore è che l’avanzata dell’esercito russo possa non fermarsi all’Ucraina. Ebbene, il libro della giornalista ricostruisce lo scenario di lungo periodo, con alcune valutazioni di prospettiva. Preziosa è la prefazione firmata da Lucio Caracciolo, direttore di Limes e grande esperto di geopolitica. La disamina parte da quell’azione azzardata, l’invasione nel cuore dell’Europa, le cui ricadute sono a tutti sconosciute. Anche alla Russia. Sfruttando l’amicizia con la Cina, il presidente della Federazione Russa ha lanciato la sfida all’ordine mondiale, sinora retto dagli Stati Uniti. Quest’ultimi non hanno preso coscienza della voglia di rivalsa di una potenza, anche nucleare, risollevatasi dal collasso socioeconomico seguito al crollo dell’Urss. Sarebbe questa la colpa degli Usa. Adesso la Russia continua a rompere gli equilibri, a ricattare l’Europa, e intenzionata a dividerla. Il disegno di Putin ha inoltre ragioni interne riconducibili alla crisi. Ovvero ai fallimenti in politica economica, che si intende in qualche modo coprire. Chiedetelo ai russi… Se non è dato sapere quale sia il reale consenso del governo moscovita, di certo il sentimento dominante tra gli occidentali è la preoccupazione. Che non ci deve paralizzare, tuttavia: per scongiurare tempi di guerra ognuno deve fare la sua parte. Perché, come ci ricorda papa Bergoglio, siamo artigiani di una storia da costruire. Oltre che custodi di un passato non irripetibile.

L’AUTRICE. Slavista e caporedattrice esteri dell’agenzia Askanews, Orietta Moscatelli su queste tematiche ha una conoscenza approfondita: ha già pubblicato Ucraina, anatomia di un terremoto (goWare, 2014), opera scritta a quattro mani con Sergio Cantone, e con Mauro De Bonis “Cecenia” (Editori Riuniti, 2004). Negli anni Novanta ha vissuto in casa del “nemico”. Ovvero a Mosca, prima di trasferirsi a Londra e a Lione. Da molti anni collabora con la rivista di geopolitica Limes.

Stregati dalla luna

Omaggio al compositore cipriota Kemal Belevi nel CD del duo Silvia e Livio Grasso: una musica sempre coinvolgente, frutto della commistione di linguaggi, stili e toni differenti rivive in “Cypriana”

La sua voce è predominante: forte e maestra, si lascia accompagnare dall’altro, che non copre e non sovrasta; e con lo stesso, infine, si fonde, come in un dialogo fattosi danza. È il violino di Silvia Grasso. Che in “Cypriana”, in compagnia della chitarra, rende omaggio alla musica del compositore cipriota Kemal Belevi. Un progetto monografico divenuto cd nei giorni scorsi con la prestigiosa etichetta discografica Naxos. Un omaggio a Cipro, al mare, al viaggio, in una commistione di diversi stili e linguaggi. C’è il fratello Livio ad accompagnare Silvia in questo percorso musicale. Un lavoro fatto con amore, frutto dell’intesa che possono raggiungere i familiari; e con la competenza di due professionisti che, preservando il loro stile, l’eleganza, devono mettere le loro conoscenze al servizio di una platea sempre più ampia. Il risultato è una contaminazione non forzata. I quattordici brani di Cypriana hanno in Ciftetelli il punto di approdo verso l’accoglienza e lo scambio, tra gli elementi folkloristici e quelli propri della cultura classica. Così, la musica di Kemal Belevi, nel pensiero di Graham Wade, tiene insieme le atmosfere del Mediterraneo orientale. Dalla dimensione enigmatica di Moon, dove la musica entra in sintonia con la natura (la luna nel suo lato luminoso e in quello scuro), alla melanconico – nostalgica di Romance, il disco incorpora tutti i colori. Compresi quelli luminosi e brillanti. O i toni trasognanti di Clouds. Così, in forza della circolarità, i ricordi si mescolano al presente, per fare spazio alla speranza. Il file rouge è la capacità che ha questa musica di essere coinvolgente. Merito degli interpreti.

Il duo Silvia e Livio Grasso rimanda alla scommessa di una nuova musica contemporanea per violino e chitarra. Silvia, classe 1989, ha fatto studi classici (liceo Archita di Taranto e Università degli Studi di Bari), integrati allo studio dello strumento conosciuto quando aveva 7 anni. Diplomata con il massimo dei voti, lode e menzione, all’istituto Paisiello, si è perfezionata con maestri come Fabio Cafaro e con la violinista austriaca Ulrike Danhofer. Si è aggiudicata diversi concorsi internazionali. È membro del Trio Gioconda De Vito. Oltre all’attività violinistica è impegnata nella didattica, come docente della scuola pubblica, e per l’Accademia musicale Rusalka. La collaborazione con il fratello Livio ha avuto inizio con uno studio sul compositore austriaco Ferdinand Rebay. L’ultima esibizione della violinista nata a Grottaglie è andata scena in terra lombarda, a Manerba del Garda, con Gaetano Simone al violoncello e Roberto Corlianò al pianoforte, per il concerto di apertura del festival Viator Musicae. Di soddisfazioni ne ha raccolte anche Livio Grasso: anch’egli vincitore di numerosi premi in concorsi internazionali, ha registrato due album con il Quartetto Santorsola.

Al duo facciamo i migliori auguri per il disco e per il proseguimento della missione che accomuna i musicisti in tutti i tempi.

Anomalie termiche e non soltanto: riecco i negazionisti del cambiamento climatico

Nei tg di tutta Europa non si parla d’altro, in toni enfatici: le temperature record registrate in questi giorni sono del tutto eccezionali. Eppure gli sconvolgimenti che accompagnano le anomalie termiche (incendi, siccità, fenomeni estremi, scioglimenti dei ghiacciai) non convincono i negazionisti del cambiamento climatico.

Articoli come questo, condiviso nelle ultime ore sui social, rafforzano la tesi di quanti vorrebbero far rientrare il caldo nella normalità. Perché (dicono) c’è sempre stato. Ma il fenomeno non si può ridimensionare… Costoro, i negazionisti cronici o gli improvvisati, ignorano che l’entità del caldo non si misura solamente col barometro, ma anche attraverso altri parametri. In primis temporali: un conto è l’eccezionalità di una giornata, come fu in quel luglio del 1964, altro è la persistenza della canicola che si protrae per settimane – al Sud la temperatura è schizzata sopra i trenta gradi già da maggio. Altro ancora è l’estensione del caldo a latitudini inusuali. Vero è che il cambiamento climatico ha sempre fatto parte della storia del nostro pianeta, nell’alternanza ciclica di periodi glaciali e interglaciali, dovuta in buona parte ai movimenti dell’asse terrestre e dell’orbita; ma l’intervento umano come fattore di accelerazione verso il surriscaldamento globale è innegabile. Così i danni prodotti dalle emissioni di gas serra. Ma ancora stiamo a parlarne…

Insomma, si direbbe, siamo spacciati: se la totalità delle popolazioni non prende coscienza di quanto sta accadendo, ai danni degli abitanti e del creato, le già flebili politiche orientate all’azione di contrasto al cambiamento climatico procederanno ancora più a rilento. A dispetto dei “gretini” e di coloro che ci avevano visto lungo lanciando l’allarme qualche decennio fa. Al netto di ogni previsione catastrofica censurabile (tutti gli eccessi fanno male), non ci resta che adattarci, per quanto possibile, a queste estati sempre più roventi lunghe insopportabili.