NFT per preservare l’eredità di Maradona: l’iniziativa di MetaFrames

Gli hanno dedicato film, libri, opere d’arte; e tutto l’inimmaginabile nella “sua” Napoli dove, tra folklore e devozione, è stato ribattezzato il San Paolo, il campo sportivo. Diego Armando Maradona (1960-2020) continua a interagire con i suoi fan. Come fosse ancora tra noi. È anche al centro dell’interesse dell’azienda MetaFrames, che ha lanciato una collezione NFT dedicata al miglior calciatore di sempre, o almeno tra i più forti di tutti i tempi. I Non Fungible Token saranno 5mila, firmati da Paul Trevillion, acclamato artista sportivo, di fama internazionale. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dal CEO di Maradona Global Sanjay Wadhwani. Che si è detto onorato della collaborazione avviata con lo studio di arte digitale Crypto. L’obiettivo comune: “Preservare l’eredità di Maradona”. Ci crede il fondatore di MetaFrames, nella consapevolezza che il compito può essere assolto anche dalla tecnologia. Ebbene, la piattaforma che ha acquistato i diritti d’immagine del dio del pallone, ha inteso lanciare Official Maradona Fanclub (Omfc), un ecosistema su blockchain per onorare la memoria e la carriera. Sono gli utenti a coniare i token autonomamente.

L’iniziativa

Il casting è stato aperto quest’oggi, giovedì 22 settembre, e durerà fino al 30 ottobre, attraverso queste fasi: Warm Up, l’asta utile ad aggiudicarsi un raro pezzo da collezione con l’opera di Paul Trevillion, per introdurre il Diego Maradona Access Pass; Kickoff, fase rivolta al 10 per cento dei possessori dell’AP, per garantire la partecipazione all’estrazione di un concorso a premi. Tra le esperienze delle quali gli utenti potranno beneficiare, un viaggio pagato per assistere alla finale dei mondiali di calcio in Qatar, in programma il 18 dicembre al “Lusail Stadium” – nonostante l’assenza della nazionale azzurra, non qualificatasi alla massima competizione, agli italiani potrebbe interessare molto. Terza fase “Extra Time”, quando verranno annunciati i vincitori dell’estrazione a premi, attesa per il 30 ottobre, giorno in cui il Pibe de oro nacque.

Diego Maradona Access Pass

Previste queste agevolazioni: accesso anticipato all’airdrop, e al gioco Goal Rev; sconti sugli iteam dello stesso gioco e sul merchandising dedicato al campione; posti esclusivi per progetti futuri.

Stati Uniti e Russia alleati nel sostegno ai gruppi terroristici: la denuncia di Rawa

A chi importa dell’Afghanistan? Lì le violazioni dei diritti umani sono drammaticamente continue, forti. A farne le spese le donne, le giovani che devono coprire con vestiti neri tutto il corpo, alle quali viene negata la formazione, la possibilità di andare a scuola. Le donne che non hanno il permesso di viaggiare da sole. Che devono essere sempre accompagnate da un parente uomo. Mentre poche “fortunate” possono svolgere determinati lavori, con limitate funzioni. Anacronismi che dovrebbero suscitare la nostra indignazione. La regressione ha avuto inizio nel 2021 quando le truppe americane hanno lasciato il Paese raggiunto vent’anni prima per combattere ovvero cacciare il governo talebano che ospitava al-Qaeda, il gruppo terroristico responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001. Scelta che ha aperto un’ampia discussione.

La contraddizione

Prezioso e perseverante, difficile e coraggioso il lavoro di Rawa – Associazione rivoluzionaria delle donne afghane, una delle organizzazioni più attive in Afghanistan, che denuncia inoltre: “Dal punto di vista politico noi vediamo che gli Stati Uniti appoggiando i talebani e diversi gruppi terroristici, ma anche Cina e Russia sono presenti in Afghanistan e appoggiano i loro gruppi fondamentalisti preferiti, e questo rende molto complicato per le nostre persone organizzare la resistenza”. Insomma, le superpotenze che non sono affatto amiche, tornate distanti da quando ha avuto inizio la guerra in Ucraina, hanno obiettivi e interessi comuni.

Un Paese allo sbando. Ma la resistenza fa rumore

La stessa organizzazione politica femminista, a sostegno dell’intera popolazione, dichiara che tutti gli uomini e le donne stanno soffrendo per il collasso del sistema economico, per la mancanza di cibo e di sicurezza; per la mancanza di prospettiva, di lavoro, mentre il costo della vita è in crescita, il prezzo dei beni di prima necessità schizza. Sebbene possa prevalere l’arrendevolezza, va detto che “tutti i gruppi religiosi ed etnici che vivono in Afghanistan sono fortemente contro i talebani e contro il fondamentalismo, hanno visto e avuto esperienza del loro governo precedente e vogliono avere un’alternativa migliore”. Vogliono vivere. Ovvero non cedere ai talebani e ai loro presunti valori. Barlumi di speranza dentro la catastrofe ignorata dal mondo.

Lotta alle mafie, la grande assente della campagna elettorale

Vero è che le emergenze nuove hanno sovrastato le precedenti, irrisolte, ataviche; che gli italiani guardano al rincaro delle bollette, all’aumento dei prezzi dei beni alimentari, come alla questione emergenziale. Ma ci sono temi da includere necessariamente nella campagna elettorale. Uno di questi è senz’altro la lotta alle mafie, non pervenuta, a quanto pare. A lanciare l’allarme, Nino Di Matteo: “In Italia il problema del contrasto al sistema mafioso non è mai stato ai primi posti dei governi che si sono succeduti. La lotta alla mafia non è ancora una priorità della nostra politica e anche nell’attuale campagna elettorale sento poco parlare delle strategie politiche per contrastarla”. Il consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura è inoltre intervenuto sull’affossamento della legge sull’ergastolo ostativo, avvenuto in Senato. La misura avrebbe negato a mafiosi e terroristi concessioni e benefici penitenziari. Ebbene, l’affossamento della legge “rischia di creare una situazione di libertà per soggetti condannati per strage”.

La questione è stata denunciata anche da Avviso Pubblico, la rete di enti locali contro mafie e corruzione, che ha presentato l’appello #Nosilenziosullemafie. Nella dialettica fra partiti il tema mafia non occupa una posizione centrale. “Manca un costruttivo confronto sul perseguimento di strategie e politiche di prevenzione e contrasto, punto nevralgico per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia”, denuncia lo stesso AP. Sappiamo bene che il fenomeno è tutt’altro che superato. Siamo lontani dall’assistere alla sconfitta di ciò che, al pari di ogni fatto umano, ha un inizio ed avrà anche una fine, parafrasando Giovanni Falcone. Le tante vittime della criminalità organizzata chiedono un’inversione di marcia. Dovrebbe essere nell’interesse di tutti, se è vero che, ribadiamo, il benessere delle comunità passa anche dalla lotta alle mafie. E senza una visione non si va da nessuna parte.

Yemen, nella guerra dimenticata si apre uno spiraglio di luce

In sette anni ha fatto 377mila vittime. La guerra è sempre un abominio: anche quella dello Yemen, che sembra essere dimenticata o ignorata dall’Occidente, dall’Europa, attenti in modo particolare a ciò che accade in Ucraina – e sempre meno, a dire il vero. La buona notizia è il cessate il fuoco. Ovvero una tregua tra i sauditi a capo della coalizione anti Houthi e i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran. Va detto che nelle ultime ore si registrano continue violazioni del cessate il fuoco. Lo ha denunciato Ahmed bin Mubarak, il ministro degli Esteri yemenita, con riferimento al massiccio attacco militare lanciato dalla milizia Houthi nell’area di Dhabab, a ovest della città di Taiz.

LA DEVASTAZIONE. Quella vissuta in Yemen è stata definita la più grande crisi umanitaria del XXI secolo. È stato l’ultimo rapporto dell’Onu, datato novembre 2021, a dare quel numero spaventoso di vittime, al 60 per cento per gli effetti indiretti del conflitto. Ad esempio per la scarsità di acqua e cibo. Come riferito dall’Undp, l’Agenzia per lo sviluppo dell’Onu, lo scorso anno ogni 9 minuti è morto un bambino di età inferiore ai 5 anni. Non poche sofferenze sono inflitte agli adulti. E la carestia ha fatto più di 9mila vittime.

GLI INTERESSI. La guerra civile dello Yemen si protrae dal 2015. Era la notte tra il 25 e il 26 marzo quando alcuni aerei, guidati dalla colazione araba, bombardarono presso Riad le postazioni dei ribelli. Questa guerra interessa all’Egitto, che non vuole sfilarsi dalla colazione araba, all’Arabia e all’Iran che guardano alla posizione strategica dello Yemen, utile al controllo dello stretto di Bab el Mandeb. In gioco ci sono gli scambi commerciali e il petrolio. Inoltre i giacimenti di idrocarburi dei quali la provincia di Hadramawt è ricca. Centrale è il ruolo di Al Qaida nel tentativo di destabilizzare il governo yemenita: l’insurrezione dell’organizzazione terroristica ha avuto inizio nel 1998, in forma di guerriglia, per proseguire in questa lunga guerra civile. Chi ci guadagna dal conflitto? Come ha denunciato la Rete italiana pace e disarmo, molti degli attacchi aerei non sarebbero stati possibili senza forniture di armamenti europei: i governi e le aziende europee hanno continuato a sostenere la coalizione a guida saudita esportando bombe, armi, servizi di manutenzione e addestramento.

A volte ritornano: “Nuovo Cinema Paradiso” diventa una serie tv

È uno dei film più amati da intere generazioni. Quello che non ti stanchi di rivedere. Un omaggio al cinema, ai sogni umani e alle vicissitudini, un tuffo al cuore, con quella musica che ti entra per sempre nelle vene: “Nuovo Cinema Paradiso” è il film capolavoro di Giuseppe Tornatore, pellicola che, grazie allo stesso Maestro, diventerà presto una serie tv. Scritto e diretto dal regista siciliano, verrà realizzato dal produttore Marco Belardi, con la sua nuova società Bamboo Production. I due sono al lavoro per avviare il progetto che dovrebbe essere pronto nel 2023. Non sarà semplice replicare il successo di allora… Nuovo Cinema Paradiso riuscì a mettere d’accordo pubblico e critica, fece incetta di riconoscimenti, e vinse l’Oscar per il miglior film straniero nel 1990. Nel cast c’erano attori del calibro di Philippe Noiret alias Alfredo, e Jacques Perrin, il Totò adulto, scomparso lo scorso ventuno aprile. Senza dimenticare Salvatore Cascio che oggi sta combattendo e raccontando una grave malattia.

LA SERIE. Il titolo scelto è “Paradiso”. Sei puntate da 55 minuti ciascuna, al centro la stessa storia del film, in forma ampliata e con diversi filoni narrativi. Lo si apprende da “Variety”. Saranno raccontati i retroscena delle vite dei personaggi principali, e sviluppati temi quali la solidarietà di un amico, il sesso come tabù, la forza di una madre. O ancora, intrecciati tra loro, i trasferimenti forzati, le fughe e le marcate differenze sociali. L’obiettivo resta quello di fotografare la generazione italiana del secondo dopoguerra. Gli anni della ripartenza, intrecciati alla passione per il cinema. Un lavoro che potrebbe essere contestualizzato ai giorni nostri. Perché, tra pandemia e guerre nuove, gli italiani non vogliono dismettere il vizio di affrontare le avversità sognando ancora.

Come in Nuovo Cinema Paradiso, non mancherà lo sguardo malinconico ma non disincantato del protagonista, regista affermato che ripercorre la sua infanzia e l’amicizia con Alfredo a Giancaldo (Palazzo Adriano, nella vita vera), la sua terra natia.

Claudia Lamanna, l’onnipresenza della Musica

Sarà per il vento di tramontana, che spirava forte, una manna dal cielo in una estate rovente, per lunghi tratti afosa; sarà che la Bellezza trova sempre il modo di raggiungere chi ha udito. Sta di fatto che la Musica di Claudia Lamanna si è sentita sino in riva allo Jonio… Dopo il trionfo alla “International Harp Contest” in Israele, che l’ha portata alla consacrazione, l’arpista più brava del mondo si è esibita a Noci, domenica scorsa. Una tappa motivata dalla passione, dal senso di appartenenza al proprio territorio, per la musicista impegnata in un tour di concerti in tutto il mondo. La Chiesa di Santa Maria della Natività ha accolto le sue note facendo da cassa di risonanza oltre il luogo fisico. Uno scambio libero, che è arricchimento gratuito e reciproco. Ogni creazione della giovane musicista, ogni sua movenza gesto parola vanno accolte con riconoscenza. Con la gratitudine che lei stessa dimostra dando attenzione ad ogni persona; e per l’occasione a quanti hanno reso possibile e preso parte all’evento, contribuendo al successo dell’iniziativa: ha ringraziato il pubblico caloroso e Piero Liuzzi per l’invito, Vincenza D’Onghia per l’accurato lavoro di presentazione, il sindaco Domenico Nisi, in rappresentanza di tutta la comunità nocese. Inoltre il team di “Chiostri e Inchiostri” per la puntale organizzazione. Il recital rientrava infatti nella rassegna letteraria e culturale promossa dal Parco letterario Formiche di Puglia, con il patrocinio del Consiglio regionale pugliese, in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Bari e con il comune di Noci. La concertista non ha tradito le attese nel virtuosismo delle sue performance. Il repertorio spaziava dall’Ottocento francese di Faure’ alla contemporanea frammentarietà di Al Ravin passando per Lopez, Britten, Satie e Godefroid. Un viaggio accompagnato dallo strumento delicato e potente assieme.

La Musica di Claudia Lamanna, che abbiamo avuto il privilegio di intervistare, proprio all’indomani del successo in Israele, rispecchia la molteplicità degli stati d’animo. Col fine della condivisione. E se è vero che la Bellezza richiede tutti gli organi di senso per essere compresa, il salto sta nel superamento di ciò che attiene alla dimensione terrena: anche il sordo o il cieco possono farsi raggiungere dall’arpista. Basterebbe fare memoria delle sue esibizioni e dell’elegante figura, del rapporto simbiotico che ha con lo strumento, delle performance musicali, artistiche; e pure sportive, potremmo aggiungere (suonare l’arpa comporta un certo impegno fisico). Basterebbe sapere che lei suona ancora. Che concorre, attraverso il suo lavoro, alla missione salvifica della musica. Così il tour di Claudia Lamanna continua. Dopo aver calcato il palco del Royal Welsh College of Music & Drama a Cardiff (Regno Unito) per il Congresso mondiale dell’arpa, è in Puglia, attesa anche dalla comunità ionica: suonerà a palazzo Marchesale di Laterza, unica tappa nella provincia di Taranto, il tredici agosto.

(Pubblicato su “L’Adriatico” nr 158)

Merilyn, la diva che ha fermato il tempo per restare bellissima

A Sessant’anni dalla morte di Merilyn Monroe. Un profumo di giovinezza in una goccia di Chanel 5 nel vento di una estate

di Pierfranco BRUNI

Un mito. Cosa sono i miti? Lei è un mito. Diventa come gli Dei un archetipo lungo il viaggio degli anni nel tempo.  Marilyn Monroe. A sessant’anni dalla sua morte. È morta il 4 agosto del 1962. Io avevo appena sette anni.

Los Angeles. È il mese di agosto. Una città tra le più importanti in una California immensa che ha connotati italo – spagnoli. Luoghi molto catalani. E la sua storia racconta simboli di una lingua che ha la Spagna nel cuore. La prima cosa che mi chiedono, prima di entrare nel mio albergo, è se desidero visitare i luoghi del mito di Marilyn. Sono un po’ distratto. Sapevo di entrare nella città del mito ma non pensavo che la mia interprete avesse questa velocità.

Giungo a Los Angeles quasi frastornato. Cambiamenti di orari, turbolenze lungo la rotta, confuso e con gli orecchi che sembrano aver subito un tuffo nell’Oceano. Dico subito: “Certo, sono qui proprio per lei ma ho bisogno di cambiarmi d’abito. Marilyn non avrebbe gradito un ospite vestito senza eleganza. Datemi il tempo di indossare il mio vestito di lino bianco con la camicia verde e poi si parte e a domani pensiamo domani …”. Così siamo tutti contenti.

Qui è nata e morta Marilyn Monroe. Era nata il 1 giugno del 1926. Era un anno più grande di mia madre. Un mito nell’attraversamento delle notti immaginate alla ricerca di un sogno. E Marilyn è stato un sogno. Nel velo della sua gonna bianca alzata dal vento in eros tutto tuffato in una seduzione capricciosa. Amava e moriva nel caldo torrido di una città che ha finestre aperte sui mediterranei. Ma sì.

Los Angeles non poteva che essere la città di Marilyn. La bionda mediterranea che si è fatta seppellire con la parrucca bionda che portava nel film Gli spostati e vestita con un abitino verde. Il biondo e il verde. Il sole e il mare. Avevo sette anni quando morì Marilyn Monroe.

Eppure ho un ricordo molto lieve. Me la ricordo nelle foto in bianco e nero dei settimanali che non mancavano mai in casa mia. Le prime pagine “sparate” con le immagini che riportano scene dei suoi film. La bellezza che si faceva seduzione. Sì, perché può esserci anche una bellezza che ha la sua sobrietà da statua. Ma Marilyn portava una bellezza sconvolgente. Marilyn era l’attrazione.

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Nella testa del nemico

Analizzare la psicologia del nuovo zar Vladimir Putin. Del suo cerchio magico, e quell’ideologia orientata al progetto imperialista di riunificazione delle cosiddette tre Russie: è l’obiettivo del libro di Orietta Moscatelli. Un volume che ci riporta alla guerra in Ucraina. Che vorremmo dimenticare tutti, almeno nella stagione estiva; ma proprio no, non è possibile – se non altro per rispetto di chi sta soffrendo e delle numerose vittime. Il libro si intitola “P. Putin e putinismo in guerra” (Salerno, pp 160, euro 20). Leggerlo è un esercizio per la mente e per il cuore. Emerge il grande interrogativo di fondo, sorto il ventidue febbraio scorso: in quale direzione sta andando il mondo? Per rispondere è necessario prima decifrare la psicologia di chi ha già cambiato la storia. E vuole riscriverla attraverso la propria ideologia e l’anti-democrazia. Quel che è chiaro in questa questione è che c’è un aggressore, il Cremlino, e una nazione aggredita, Paese sovrano democratico libero. Se le responsabilità sono ben chiare e note, servono analisi, valutazioni approfondite, guardando al lungo periodo. Il timore è che l’avanzata dell’esercito russo possa non fermarsi all’Ucraina. Ebbene, il libro della giornalista ricostruisce lo scenario di lungo periodo, con alcune valutazioni di prospettiva. Preziosa è la prefazione firmata da Lucio Caracciolo, direttore di Limes e grande esperto di geopolitica. La disamina parte da quell’azione azzardata, l’invasione nel cuore dell’Europa, le cui ricadute sono a tutti sconosciute. Anche alla Russia. Sfruttando l’amicizia con la Cina, il presidente della Federazione Russa ha lanciato la sfida all’ordine mondiale, sinora retto dagli Stati Uniti. Quest’ultimi non hanno preso coscienza della voglia di rivalsa di una potenza, anche nucleare, risollevatasi dal collasso socioeconomico seguito al crollo dell’Urss. Sarebbe questa la colpa degli Usa. Adesso la Russia continua a rompere gli equilibri, a ricattare l’Europa, e intenzionata a dividerla. Il disegno di Putin ha inoltre ragioni interne riconducibili alla crisi. Ovvero ai fallimenti in politica economica, che si intende in qualche modo coprire. Chiedetelo ai russi… Se non è dato sapere quale sia il reale consenso del governo moscovita, di certo il sentimento dominante tra gli occidentali è la preoccupazione. Che non ci deve paralizzare, tuttavia: per scongiurare tempi di guerra ognuno deve fare la sua parte. Perché, come ci ricorda papa Bergoglio, siamo artigiani di una storia da costruire. Oltre che custodi di un passato non irripetibile.

L’AUTRICE. Slavista e caporedattrice esteri dell’agenzia Askanews, Orietta Moscatelli su queste tematiche ha una conoscenza approfondita: ha già pubblicato Ucraina, anatomia di un terremoto (goWare, 2014), opera scritta a quattro mani con Sergio Cantone, e con Mauro De Bonis “Cecenia” (Editori Riuniti, 2004). Negli anni Novanta ha vissuto in casa del “nemico”. Ovvero a Mosca, prima di trasferirsi a Londra e a Lione. Da molti anni collabora con la rivista di geopolitica Limes.

Stregati dalla luna

Omaggio al compositore cipriota Kemal Belevi nel CD del duo Silvia e Livio Grasso: una musica sempre coinvolgente, frutto della commistione di linguaggi, stili e toni differenti rivive in “Cypriana”

La sua voce è predominante: forte e maestra, si lascia accompagnare dall’altro, che non copre e non sovrasta; e con lo stesso, infine, si fonde, come in un dialogo fattosi danza. È il violino di Silvia Grasso. Che in “Cypriana”, in compagnia della chitarra, rende omaggio alla musica del compositore cipriota Kemal Belevi. Un progetto monografico divenuto cd nei giorni scorsi con la prestigiosa etichetta discografica Naxos. Un omaggio a Cipro, al mare, al viaggio, in una commistione di diversi stili e linguaggi. C’è il fratello Livio ad accompagnare Silvia in questo percorso musicale. Un lavoro fatto con amore, frutto dell’intesa che possono raggiungere i familiari; e con la competenza di due professionisti che, preservando il loro stile, l’eleganza, devono mettere le loro conoscenze al servizio di una platea sempre più ampia. Il risultato è una contaminazione non forzata. I quattordici brani di Cypriana hanno in Ciftetelli il punto di approdo verso l’accoglienza e lo scambio, tra gli elementi folkloristici e quelli propri della cultura classica. Così, la musica di Kemal Belevi, nel pensiero di Graham Wade, tiene insieme le atmosfere del Mediterraneo orientale. Dalla dimensione enigmatica di Moon, dove la musica entra in sintonia con la natura (la luna nel suo lato luminoso e in quello scuro), alla melanconico – nostalgica di Romance, il disco incorpora tutti i colori. Compresi quelli luminosi e brillanti. O i toni trasognanti di Clouds. Così, in forza della circolarità, i ricordi si mescolano al presente, per fare spazio alla speranza. Il file rouge è la capacità che ha questa musica di essere coinvolgente. Merito degli interpreti.

Il duo Silvia e Livio Grasso rimanda alla scommessa di una nuova musica contemporanea per violino e chitarra. Silvia, classe 1989, ha fatto studi classici (liceo Archita di Taranto e Università degli Studi di Bari), integrati allo studio dello strumento conosciuto quando aveva 7 anni. Diplomata con il massimo dei voti, lode e menzione, all’istituto Paisiello, si è perfezionata con maestri come Fabio Cafaro e con la violinista austriaca Ulrike Danhofer. Si è aggiudicata diversi concorsi internazionali. È membro del Trio Gioconda De Vito. Oltre all’attività violinistica è impegnata nella didattica, come docente della scuola pubblica, e per l’Accademia musicale Rusalka. La collaborazione con il fratello Livio ha avuto inizio con uno studio sul compositore austriaco Ferdinand Rebay. L’ultima esibizione della violinista nata a Grottaglie è andata scena in terra lombarda, a Manerba del Garda, con Gaetano Simone al violoncello e Roberto Corlianò al pianoforte, per il concerto di apertura del festival Viator Musicae. Di soddisfazioni ne ha raccolte anche Livio Grasso: anch’egli vincitore di numerosi premi in concorsi internazionali, ha registrato due album con il Quartetto Santorsola.

Al duo facciamo i migliori auguri per il disco e per il proseguimento della missione che accomuna i musicisti in tutti i tempi.

Anomalie termiche e non soltanto: riecco i negazionisti del cambiamento climatico

Nei tg di tutta Europa non si parla d’altro, in toni enfatici: le temperature record registrate in questi giorni sono del tutto eccezionali. Eppure gli sconvolgimenti che accompagnano le anomalie termiche (incendi, siccità, fenomeni estremi, scioglimenti dei ghiacciai) non convincono i negazionisti del cambiamento climatico.

Articoli come questo, condiviso nelle ultime ore sui social, rafforzano la tesi di quanti vorrebbero far rientrare il caldo nella normalità. Perché (dicono) c’è sempre stato. Ma il fenomeno non si può ridimensionare… Costoro, i negazionisti cronici o gli improvvisati, ignorano che l’entità del caldo non si misura solamente col barometro, ma anche attraverso altri parametri. In primis temporali: un conto è l’eccezionalità di una giornata, come fu in quel luglio del 1964, altro è la persistenza della canicola che si protrae per settimane – al Sud la temperatura è schizzata sopra i trenta gradi già da maggio. Altro ancora è l’estensione del caldo a latitudini inusuali. Vero è che il cambiamento climatico ha sempre fatto parte della storia del nostro pianeta, nell’alternanza ciclica di periodi glaciali e interglaciali, dovuta in buona parte ai movimenti dell’asse terrestre e dell’orbita; ma l’intervento umano come fattore di accelerazione verso il surriscaldamento globale è innegabile. Così i danni prodotti dalle emissioni di gas serra. Ma ancora stiamo a parlarne…

Insomma, si direbbe, siamo spacciati: se la totalità delle popolazioni non prende coscienza di quanto sta accadendo, ai danni degli abitanti e del creato, le già flebili politiche orientate all’azione di contrasto al cambiamento climatico procederanno ancora più a rilento. A dispetto dei “gretini” e di coloro che ci avevano visto lungo lanciando l’allarme qualche decennio fa. Al netto di ogni previsione catastrofica censurabile (tutti gli eccessi fanno male), non ci resta che adattarci, per quanto possibile, a queste estati sempre più roventi lunghe insopportabili.

Il mondo della cultura sposa il metaverso. Mentre la politica (per ora) sta alla finestra

La scommessa di Angelo Lucarella: l’avvocato e saggista di Martina Franca (Taranto) prenderà parte ad una iniziativa inedita, per presentare il suo ultimo libro “nostalghia e libertà”. La sfida che va affrontata: “La tecnologia è imprescindibile, il mondo cambia, e il punto chiave è la sostenibilità. Su questo credo occorra una riflessione che metta la politica davanti alle proprie responsabilità”

La curiosità è la molla di chi scrive e osserva. Ne ha tanta anche Angelo Lucarella, che in tutto quello che fa ci mette passione entusiasmo competenza. Le novità non lo spaventano. Tanto che darà il suo contributo alla riuscita di una iniziativa inedita intitolata “Welcome to Metaverso”. Si tratta di uno degli eventi creati da Insight Pr, agenzia di pubbliche relazioni, la prima in Puglia a lanciare il metaverso – già operativa nel settore wedding. La stessa era tra i relatori di un importante convegno tenutosi all’Ateneo di Bari. La materia è discussa, affascina, chiama a raccolta gli esperti. Rappresenta un’opportunità per il pugliese Angelo Lucarella, di Martina Franca che, avvocato esperto di contenzioso tributario, ha all’attivo diverse pubblicazioni: da L’inedito politico costituzionale del Contratto di Governo a Amore e Politica, a Nessuno può definirci, opera scritta a quattro mani con Anna Monia Alfieri. Quest’anno ha pubblicato Draghi vademecum e partecipato con un suo intervento a Metamorfosi politica di Salvatore Di Bartolo. Ha ricevuto riconoscimenti come il Premio internazionale del Galateo 2021 in Roma Capitale. Già vicepresidente coordinatore della commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo economico, ricopre incarichi istituzionali. Ha come faro la Costituzione della Repubblica italiana; e nella politica, proprio per i suoi ideali, un interlocutore da sollecitare, in relazione ai tempi che viviamo. Il suo prossimo impegno è una tappa speciale, in quanto assume una particolare rilevanza, non tanto in chiave personale quanto comunitaria, lascia intendere…

Quello che sembrava un’illusione, qualcosa di non fattibile, di etereo, è diventato realtà: organizzare un evento nel metaverso. Un incontro letterario nella fattispecie. Le chiediamo un’anticipazione sui contenuti del suo ultimo libro “nostalghia e libertà”, e sullo stesso evento del quale farà parte.

“Il Metaverso,si dice spesso, riguardi il futuro. In realtà ritengo sia già il presente. Un mondo parallelo, virtuale ma non troppo; pieno di opportunità diversificate che spaziano dal piano culturale a quello del business, dalle pubbliche relazioni al turismo esperienziale a distanza, eccetera. Non è da escludere che in tutto ciò non si affacci anche il mondo politico. Le nuove generazioni, specie quelle tecnologicamente sensibili, hanno idee molto chiare e per questo credo la politica stessa debba farsi carico di intercettare la funzionalità e la versatilità che può rappresentare, appunto, il Metaverso. La società, generazionalmente parlando, ha tante sfaccettature. Sì, prossimamente avrò l’opportunità di partecipare ad un evento, in questo mondo parallelo, organizzato dai due pugliesi Luisa Colonna e Gianni Spadavecchia (tra i primi professionisti a credere in questa opportunità); verrà presentato il mio ultimo libro, allo stato in definizione di pubblicazione, dal titolo “nostalghia e libertà”. Si tratta di un saggio incentrato sull’attualità geopolitica. Per partecipare all’evento ci si registra e si crea un avatar (con il supporto della stessa organizzazione, possono accedervi fino a 50 ospiti da tutto il mondo, ndr)”.

Metaverso, blockchain, nft, e tutto ciò che ruota attorno al web3 è un mondo da esplorare e da conoscere: da dove è nato il suo interesse?

“Quest’anno ho avuto il grande onore di partecipare al secondo anno della Scuola politica Vivere nella Comunità fondata dal Prof. Sabino Cassese unitamente ad altri illustri. Un anno in cui gli argomenti trattati implicavano una certa attualizzazione del processo formativo e quindi verso ciò che è il campo dei nuovi spazi politici, economici, giuridici. Da qui un incontro sul Metaverso che ha, ovviamente, lasciato il segno. La politica non può che iniziare a pensare come interpretare e decifrare questo quadro d’interazioni umane in parallelo”.

Quali sono le potenzialità della tecnologia moderna? Applicata anche alla sua professione. Sebbene lei non sia un esperto, si sarà fatto un’idea…

“La tecnologica è imprescindibile. Oggi più che mai i giuristi, i commercialisti, i medici, sono chiamati ad una sorta di “evoluzione ingegneristica”. Liquidare la questione come se non riguardasse il campo umanistico è miope. Il mondo cambia, così come cambiano talune interazioni umane. Il punto chiave è la sostenibilità del cambiamento. Su questo credo occorra una riflessione che metta la politica davanti al recupero della proporzionalità dei pesi e delle velocità soprattutto nell’ottica di non far sparire, piano piano, le medio-piccole realtà di partita iva (perché di questo si tratta anche: produttività del Paese). L’anticamera di questo è la filosofia che non mancherà di immaginare un mondo umanisticamente sostenibile”.

Avvocato, da appassionato di politica qual è lei, e da frequentatore, ritiene che la stessa abbia un reale interesse a spingere verso una vera e propria rivoluzione che dovrebbe favorire il processo di democratizzazione?

“La politica in quanto tale no. C’è obbiettivamente poca consapevolezza diffusa sulla questione. Indubbio è che si tratti di una sfida che, volendo o meno, occorrerà affrontare. Prima ci si industria a comprendere la portata e meglio sarà. L’effetto distorsivo potrebbe, giustamente, riguardare il processo democratico. Come accaduto già con l’avvento dei social, ma prima ancora con le Tv, il punto di snodo è sapere che o la società politica si rende preparata al cambiamento o quest’ultimo cambia la politica. E questi processi, se violenti, possono superare le forme e i contesti in cui il potere si esprime (cioè la democrazia a cui siamo abituati a pensare)”.

Il viaggio di Mario Desiati, Premio Strega 2022

Conobbi l’Autore in una piccola libreria. Qualche anno fa, in un incontro pubblico, rimasi colpito dalla gentilezza di chi mi ringraziava per esserci stato, e per averlo ascoltato sino alla fine; e naturalmente, sul piano narrativo, dalle capacità descrittive dei luoghi condivisi. Doti da scrittore puro. Il Premio Strega 2022 conquistato dal martinese Mario Desiati inorgoglisce l’intera comunità da lui vissuta.

Il suo Spatriati in un articolo de Lo Jonio pubblicato il 15 maggio 2021:

Zanzare killer: Oriana, 21 anni, muore per una puntura sulla fronte

Alzi la mano chi ama quegli insetti molesti che sono attivi giorno e notte. Ormai in ogni stagione. Considerate innocue, da noi, in termini di impatto sulla salute; ma le zanzare possono farsi killer, in qualsiasi Paese: è quanto successo ad Oriana Pepper, 21 anni, di Bury St Edmunds (Suffolk), deceduta tre giorni dopo essere stata punta da una zanzara sulla fronte. La vittima era un’apprendista pilota.

I fatti risalgono a luglio 2021. Punta dalla zanzara in Belgio, dove si trovava per fare addestramento, la giovane si era recata al pronto soccorso, allarmata dai fastidiosi gonfiori presenti sopra il suo sopracciglio destro – avvertiva anche un dolore sordo alla schiena. Le sono stati prescritti antibiotici. Inefficaci per la cura: OP è morta tre giorni dopo. “A causa di una grave infezione causata da una puntura di insetto sulla fronte”, la motivazione. Il medico legale ha dichiarato di non aver mai visto niente di simile. L’inchiesta in corso farà piena luce su quanto successo. L’autopsia ha rivelato che il decesso è avvenuto per embolia settica, quando l’infezione si è diffusa al cervello. Sgomenti i genitori. In memoria della figlia, la madre Louisa ha istituito una piccola borsa di studio per incoraggiare altre donne pilota ad entrare nella professione. Il volo era la grande passione di chi stava realizzando i propri sogni. Spezzati quelli professionali e di donna, per colpa di una comune zanzara che, a detta della gente del posto, rappresentava la normalità per il periodo dell’anno e per la zona.

UN PERICOLO VERO. A dispetto della percezione comune, i numeri si pongono in antitesi rispetto alla sottovalutazione: le zanzare possono essere vettori di patogeni (virus e protozoi) che causano malattie pericolose come Chikungunya, Dengue, Zika e Febbre gialla. Ogni anno fanno almeno 830mila morti. In Italia si contano circa 65 specie: tra le più pericolose ci sono le Culex Pipiens, le Anopheles e le zanzare Aedes, a cui appartiene A. albopictus, la zanzara tigre asiatica. Si tratta dell’animale più letale in circolazione. Il più pericoloso, sicuramente, la zanzara per l’uomo.

El Pais celebra il sorriso e l’aplomb della “terrona” Benedetta Pilato

Le sue gesta hanno conquistato il mondo. La stampa estera si interessa a Benedetta Pilato, e non soltanto per quanto sa fare in vasca: il quotidiano spagnolo El Pais celebra quella che è sempre stata l’arma migliore della 17enne di Taranto. Che ora è cresciuta e sa rispondere anche alle provocazioni immancabili. “L’aria si carica di elettricità quando Benedetta Pilato sale sull’autobus”, l’incipit dell’articolo a firma di Diego Torres che compare sulla homepage del giornale più diffuso, nella versione cartacea, in Spagna. E mentre “il simpatico Martinenghi fa una scorciatoia, i fisioterapisti si agitano, i tecnici ridono”, lei cosa fa, se appena passa si sentono battute umoristiche riferite alla sua origine meridionale? “Senza togliersi gli occhiali da sole, risponde al tumulto con un sorriso smagliante e la sicurezza di chi si sente padrone della situazione”. Ecco l’aplomb della giovane campionessa. Della donna, che davanti a sé ha tanta strada da percorrere. Altri autobus da prendere. Altra gente da conoscere. Altra solamente da incrociare lungo il proprio percorso agonistico – esistenziale.

MODELLO ITALIA. La stessa testata sottolinea che una squadra italiana non aveva mai vinto così tante medaglie in un campionato del mondo. Il confronto con la Spagna, fanalino di coda nel medagliere, insieme al Sudafrica, è impietoso. L’Italia invece non è più rassegnata a giocare un ruolo secondario all’ombra di Paesi come Stati Uniti o Australia. Il secreto del successo, rileva El Pais attraverso le parole di Cesare Butini, il direttore tecnico della nazionale italiana di nuoto, sta nella coesione dello staff interno. Perché quella dell’allenatore è una figura chiave. A lui spetta il compito delicato di gestire le individualità: sebbene il nuoto sia uno sport individuale, l’atleta può esprimere il suo talento solo se immesso in un gruppo forte. Pilato docet. Lei è cresciuta in un gruppo di amici che ama nuotare: Taranto resta la sua “casa”: lo è la Meridiana, dove si allena tutt’oggi, seguita dal coach Vito D’Onghia.

Una storia di resilienza e di passione autentica

Inaugurata a Taranto la “Ciclofficina Conte”, il primo servizio a domicilio per la riparazione delle biciclette

“Io la bicicletta la sento con le mani”. Così Armando Conte prova a definire il rapporto che ha con la bici da corsa: per pedalare serve la parte inferiore del corpo, ma non solo. Soprattutto se in bicicletta ci vai da tanti anni – più di venti. Serve ogni organo. Lui (tarantino, classe 1984) l’ha conosciuta nell’estate del ’98, ai tempi del ciclismo pre-moderno, quando le gesta ineguagliabili del Pirata Marco Pantani facevano innamorare di questa disciplina tanti sportivi; non l’hai mai lasciata salvo prendersi delle pause. Adesso ha aperto una ciclo officina a Taranto. Il negozio si trova in viale Magna Grecia 69, ma è mobile, itinerante. Armando è il primo a offrire un servizio a domicilio nella città che vuole fare della mobilità sostenibile e della cultura della bicicletta un vettore di crescita. Avendo viaggiato e soggiornato al di fuori della città dei due mari, il ciclista ha avuto modo di formarsi, di accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, e di mettere al servizio della comunità ionica le proprie competenze. Ha un trascorso da agonista tra le file del Gruppo sportivo “Marangiolo Taranto”. Fisico da scalatore, lunghe leve adatte anche a fare il ritmo quando la strada non pende, ha conosciuto la vittoria, le sconfitte, i momenti di prova. Una pedalata agile che conserva quando rimonta in sella ed è lontana la forma migliore.

Ha provato ad uscire dal suo mondo occupandosi d’altro: si è dato alla ristorazione, aveva una pucceria nel cuore di Taranto, prima di tornare tra le due ruote dedicandosi alla officina e vendita con “South Bike”, esperienza chiusa nel pre-pandemia. Ma il richiamo della bici è sempre più forte. Quella ce l’hai nel sangue, ti scorre nelle vene, e non la puoi sostituire. Per anni è stata la sua fedele compagna, con la quale uscire ogni giorno, con qualsiasi condizione meteorologica, sotto la pioggia o sotto il sole cocente dei primi pomeriggi di luglio o agosto: allenamenti e gare, migliaia di chilometri macinati con metodo, ad acqua e banane, la salita come il pane. Lei non lo ha mai tradito. In corsa non è mai finito a terra il corridore, che sembrava avere le antenne. Sapeva fiutare il pericolo. L’amore per lo sport, inteso come ricerca del benessere e sana competizione è rimasto intatto, al riparo da ogni esasperazione. La cura adesso è offerta a chi possiede una bicicletta attraverso il servizio a domicilio per le riparazioni del mezzo. Qualsiasi tipo di bicicletta (da città, da bambino, da corsa, mbt), monopattini ed anche carrozzine per invalidi.

La Ciclofficina Conte, inaugurata nella serata di mercoledì scorso, rappresenta allora un ulteriore punto di svolta nella vita professionale di chi ha scelto di restare nella propria terra, a beneficio dell’intera comunità ionica. Un’attività che può nascere solo dalla passione. E con la stessa, con perseveranza, va fatta crescere. 

Come un fiore nel deserto: l’invito alla castità di Francesco

Quante coppie arrivano al matrimonio senza aver avuto un rapporto intimo? Conosce la risposta lo stesso papa Bergoglio, che tuttavia, alla comunità dei fedeli e non credenti, indica la direzione, la strada da percorrere… La vera trasgressione oggi è il ritorno alla purezza. Che significa, riscoprire il piacere dell’attesa e della lentezza, della scoperta e della conoscenza; assaporare e non sperperare quel patrimonio immenso chiamato Bellezza. Ecco perché il messaggio di Francesco va letto come un accorato invito e non come un monito. Né un’ingerenza nella sfera privata e nella libertà delle persone che mirano al matrimonio. Arriva in tempi nei quali, come sempre, il credente è chiamato ad andare controcorrente. Non è un ritorno al Medioevo, insomma. La Chiesa romana cattolica, e il successore di Joseph Ratzinger particolarmente, si adeguano ai nuovi tempi senza rinnegare la Parola eterna. La comunità dei credenti ha il dovere di far aprire gli occhi su ciò che più conta.

LE NUOVE LINEE PER LA PREPAZIONE AL MATRIMONIO. “Non deve mai mancare il coraggio alla Chiesa di proporre la preziosa virtù della castità, per quanto ciò sia ormai in diretto contrasto con la mentalità comune”. Così il documento per il Dicastero dei Laici traccia l’orientamento. Ne sono coinvolte, in un rapporto dialettico, l’istituzione e le coppie: “Vale la pena di aiutare i giovani sposi a saper trovare il tempo per approfondire la loro amicizia e per accogliere la grazia di Dio. Certamente la castità prematrimoniale favorisce questo percorso”. L’obiettivo è assicurare la solidità del matrimonio. Creare basi solide, perché il castello non cada dopo poco tempo. Il Vaticano intende avere come interlocutori anche le coppie conviventi. E l’astinenza, chiarisce il documento, può essere praticata in alcuni momenti anche nello stesso matrimonio. Naturalmente come libera scelta. Espediente per mantenere accesa la fiamma della passione, che è uno degli ingredienti utili a tenere insieme le coppie.

Destinazione paradiso: dall’Italia agli Usa, viaggio con ritorno alla scoperta del Web3

Cosa ho imparato nei miei primi 100 giorni nel mondo cripto

di Giorgio SCURA

Il 15 aprile scorso lasciavo Fanpage, dove facevo il capo della cronaca. Il primo aprile, e non per scherzo, ho iniziato la mia avventura da giornalista nel mondo delle criptovalute, della blockchain, di Bitcoin e di tutto il resto appresso, che ho studiato voracemente negli ultimi 12 mesi, ma di cui ancora ci sono milioni di cose che non so e non capisco.

Se non sono passati 100 giorni, poco ci manca, ma per l’intensità e la velocità con cui li ho vissuti, potrebbero essere tranquillamente 1000. Il mercato era ancora abbastanza forte, Bitcoin viaggiava stabilmente sopra i 42mila dollari, e io prendevo un volo da Napoli, dove vivo, via Madrid, destinazione Bitcoin Conference, Miami.

No, non sono un giornalista economico, né uno speculatore, né un giocatore d’azzardo. se iniziate ora con noi questo viaggio, leggendo Decripto, vedendo i nostri video e le nostre interviste, capirete che “The Space”, come gli addetti ai lavori chiamano il Web3, è molto più di questo. Ma il termometro sì, quello è il prezzo di “sua maestà” Bitcoin.

Vi confesso che ci ho messo un po’ a capire cosa fosse la blockchain, la tecnologia che sta alla base di tutto questo fantastico mondo. E ovviamente ancora non mi sono chiari i passaggi più tecnici, anche se non sono sicuro né che ci riuscirei fino in fondo, né che sia davvero necessario. Noi siamo comuni mortali, che con sviluppatori e programmatori, e il loro linguaggio incomprensibile fatto di sigle e nomi strani, non riusciamo neanche a bere un caffè senza che ci venga l’emicrania.

Ma sono certo che molti di voi non conoscono il funzionamento di un motore a scoppio, eppure usano l’auto; non sanno che cos’è il protocollo Html, eppure usano Internet, non hanno nessuna idea di come funzioni la rete 5G eppure videochiamano amici e parenti.

Ecco, pensavo a questo, su quel volo Iberia che mi portava a vedere con i miei occhi un’industria che sta nascendo, nel luogo dove tutto il mondo Web3 si dà appuntamento una volta all’anno. In realtà una volta atterrato nella calda e carissima Miami, ho scoperto che le conference erano decine, gli eventi centinaia, le aziende migliaia e che quella città respira e vive di cripto, quando da noi in Italia il tutto è visto solo come una gigantesca truffa.

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Il richiamo della musica: un bonario stordimento

Le contaminazioni e la denuncia in “Negativo”, il nuovo disco de I Funketti Allucinogeni

Già il nome, dal modo colorito, li definisce al meglio: hanno quel dinamismo un po’ folle, in senso positivo, proprio delle nuove generazioni, del realismo vissuto nell’incanto. Confermandosi nella loro natura, i Funketti Allucinogeni hanno dato alla luce il loro primo disco. Si intitola “Negativo”, una produzione Trulletto Records, disponibile dal venti maggio scorso. È un lavoro ricco di contaminazioni rap ed elettroniche, all’insegna dell’innovazione, intesa non come ricerca spasmodica. Nove brani che esaltano le vocalità dei cantanti della band salentina. Un concentrato di sonorità (non mancano gli intermezzi strumentali), di immagini e contenuti offerti al pubblico senza soluzione di continuità. Come a voler stordire chi ha udito. Bonariamente e non, perché in quei contenuti resta imperante la denuncia. Ma la lettura può essere anche divertita. Se è vero che la musica, quel genere in particolar modo, è libertà nell’atto creativo. E dalla contestazione alla pacificazione il percorso è diretto, non graduale, ma quasi improvviso in “Intro”. Quella musica ha, dunque, un obiettivo, un ordine proprio predefinito: non è frastuono né anarchia. La mission dell’artista è sovvertire le regole di massa. E se viviamo tra “generazioni di esibizionisti”, di finti artisti, possiamo sempre trovare al mondo una bussola, per far annegare le nostre paure nello stesso posto pieno di insidie e di pericoli. Quella bussola naturalmente ha nome Arte e Musica.

i Funketti Allucinogeni, Negativo

I Funketti Allucinogeni sono un quartetto crossover con contaminazioni funk, rock e rap. È nato dalle sperimentazioni di Matteo Spinelli alla batteria, Piergiulio Palmisano (chitarra), Gabriele Cavallo (voce, pianobass e tastiere) e Riccardo Cavallo (basso). Il loro successo non si è fatto attendere. Nel 2014 infatti la band fu protagonista al Brain Music Contest al Salento Fun Park di Mesagne distinguendosi anche in originalità. Nei tre anni successivi la consacrazione con la vittoria in altri concorsi. Nel 2019 I Funketti si sono aggiudicati il Wau Contest, premiati da Max Casacci dei Subsonica. Un anno prima, con la pubblicazione dell’EP “Ombre”, hanno avviato la collaborazione con XO la factory, Cabezon ed Elephant Music. Discostandosi dai precedenti contenuti, dalla cosiddetta vita d’artista al centro dei testi più introspettivi, il loro primo disco Negativo segna anche il distacco dall’inglese in favore della lingua madre. Sotto accusa la società intesa come realtà frivola, dove ognuno guarda ai propri interessi, e non si gode il viaggio consumato in fretta e furia. Proprio loro, sì, puntano il dito contro il ritmo. Perché se è vero che perdiamo tempo nel superfluo, o in ciò che arreca danno, peggio, la musica ci riporta alla creatività e all’essenza. Al dovere dell’inclusione, inoltre. A rafforzare l’autostima e l’autodeterminazione di noi tutti che siamo simili e diversi. “Faccio troppo sul serio e non godo il presente”, recita il quinto brano dell’album, con un ammonimento: riempiamo di lavoro le nostre giornate, per un pugno di niente.