Tigray, la guerra dimenticata che ha fatto oltre mezzo milione di vittime

Non solo Ucraina. Tra le guerre in corso nel 2023 (non possiamo considerarla chiusa) c’è quella del Tigray, nel nord Etiopia, che in due anni ha fatto oltre mezzo milione di vittime: l’Unione europea parla di un numero compreso tra i 600.000 e gli 800mila morti civili (donne, uomini, bambini) – tra i 100.000 e i 200mila, i militari deceduti. Gli sfollati sono più di 2 milioni e mezzo.

DUE ANNI DI CONFLITTO- La guerra ha avuto inizio con l’ascesa al potere di Abiy Ahmed Ali. Il primo ministro etiope, attraverso la sua politica, con le riforme e con il rinvio delle elezioni nel periodo della pandemia, ha provocato la reazione del Tigray: il governo regionale ci vede il tentativo di distruggere il sistema federale del Paese. E ha tenuto le proprie elezioni in autonomia. Da verbale, l’escalation si è fatta fisica, portando all’inizio del conflitto: nel novembre del 2020, il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray ha attaccato le basi militari del governo federale.

PULIZIA ETNICA- Amnesty International ha denunciato i gravi abusi commessi ai danni della popolazione civile. Al punto che si può parlare di pulizia etnica. Tra le negazioni dei diritti, c’è la negazione degli aiuti umanitari che non arrivano a destinazione. La popolazione è vittima della fame e della siccità. In un’area dove i cambiamenti climatici hanno reso la sopravvivenza ancora più difficile.

LA GUERRA INVISIBILE- Come tutte le guerre che avvengono in Africa, il conflitto del Tigray non accende i riflettori dei media. Sarà perché le ricadute dello stesso non coinvolgono l’economia europea.

L’ILLUSIONE DELLA TREGUA- Nel novembre 2022, a Pretoria, i rappresentanti del governo centrale e i leader del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) hanno firmato un accordo di pace il governo etiope e le forze del Tigray hanno firmato un cessate il fuoco che prevede il disarmo delle milizie e il rispetto dell’integrità territoriale del Paese. Ma si tratta di una fragile tregua. Un accordo che, in sostanza, tiene accesi i rancori tra le opposte etnie. Non a caso, l’International Crisis Group fa rientrare la guerra del Tigray tra le dieci crisi mondiali da guardare con particolare attenzione.

L’Onu denuncia casi di torture su prigionieri russi: la brutalità della guerra in Ucraina

Non ha vincitori né vinti. Buoni e cattivi. Carnefici e vittime. Come in tutti i conflitti: offesa oltraggiosa alla sacralità della vita, la brutalità della guerra in Ucraina rende tutti ciechi, esalta la bestialità, il germe della violenza e della sopraffazione che è dentro la persona. L’Onu denuncia casi di torture su prigionieri russi. Almeno cinquanta, quelli avvenuti nei primi 6 mesi del conflitto. Lo rende noto un Rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commisario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR). Come dichiarato da Ravina Shamdasani, la portavoce dell’agenzia, si tratta di torture o varie forme di maltrattamento inflitte dai combattenti ucraini sui prigionieri di guerra russi.

Le prove delle torture

Le violazioni dei diritti umani sono documentate da un video presentato dalla Federazione Russa. Oltre che dalla testimonianza diretta, dalla voce degli stessi prigionieri – per l’attività di monitoraggio, l’accesso ai luoghi di internamento viene consentito. L’autenticità del video è stata verificata dall’Ufficio. I casi di tortura erano stati già denunciati dal commissario per i diritti umani della Repubblica Popolare di Luhansk, Viktoriya Serdyukova, avvenuti tra i trenta militari dell’LNR rilasciati l’8 gennaio. Due di loro erano tornati a casa in gravi condizioni.

C’è poi il racconto di un prigioniero che per due notti sarebbe stato fatto oggetto di abusi dai soldati delle Forze armate ucraine (Afu). E ancora, lo scorso 14 gennaio, la commissaria russa per i diritti umani Tatyana Nikolayevna Moskalkova ha mostrato un filmato con torture su militari russi. Di maltrattamenti parla il medico militare Daniil Pshenychnyy. Il quale, in un’intervista al Tribunale, ha dichiarato che i militari russi catturati dall’esercito ucraino sono stati picchiati e manipolati dai loro parenti.

LA SVOLTA NEL CONFLITTO- L’escalation, intanto, continua: autorizzato l’invio di Leopard dalla Germania e di Abrams dagli Stati Uniti, la risposta di Mosca non si è fatta attendere. Ed è più di una minaccia la volontà espressa di distruggere i carri armati utili al supporto dell’Ucraina.

Mosca plaude al papa e ai negoziati: no all’invio di carri armati in Ucraina

Come si esce dalla guerra e dal rischio di un’escalation costante? Con scelte oculate, la strada dei negoziati va promossa, incentivata, specie dai cristiani: da papa Bergoglio arriva il no all’invio di carri armati in Ucraina. Segnatamente la fornitura di veicoli blindati a Kiev da parte dell’Occidente viene considerata una “strada verso il nulla”. La situazione in Ucraina deve essere risolta, invece, ai tavoli dei negoziati.

È quanto emerge dal colloquio avuto da Leonid Sevastyanov con il Santo Padre: a riferirlo, lo scorso 16 gennaio, lo stesso Presidente dell’Unione mondiale dei Vecchi credenti. Una figura importante, quella dell’interlocutore russo, che rappresenta quanti sono impegnati a lavorare attivamente per la pace. Francesco lo aveva già ringraziato affermando: “Noi, cristiani, dobbiamo essere ambasciatori di pace”. Adesso Leonid Sevastyanov riferisce il pensiero del successore di Benedetto XVI sulla fornitura di armi pesanti: “Il papa dice che questa è una strada che non porta a nulla, e che tutti devono sedersi al tavolo dei negoziati”.

Lo sforzo per i negoziati

Il direttore esecutivo della Fondazione San Gregorio legata al dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca ha inoltre affermato che il pontefice ha offerto il Vaticano come piattaforma negoziale. Francesco ha espresso la sua disponibilità ad aiutare a “portare tutti al tavolo dei negoziati, e a trovare un algoritmo comune per risolvere il problema”.

I numeri del conflitto in Ucraina

La catastrofe non si arresta, intanto: sono più di 7mila i morti civili dall’inizio della guerra – 456 i bambini. Il bilancio aggiornato delle vittime è stato dato dall’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr). E si tratta di numeri sottostimati. Come riferisce il quotidiano britannico Guardian, la maggior parte delle vittime è stata causata dall’attacco di armi esplosive con effetti ad ampio raggio, tra cui bombardamenti di artiglieria pesante, sistemi missilistici a lancio multiplo. Ovvero missili e attacchi aerei.

L’eterno Buffon: quando la Coppa Italia vale più della Champions League

Ci è mancato poco che il suo Parma portasse l’Inter alla clamorosa eliminazione. Gianluigi Buffon, 45 anni tra pochi giorni, ha dimostrato che la Coppa Italia può valere quanto o più della Champions League, di un Mondiale o dell’Europeo. Questione di obiettivi e di aspirazioni. La squadra di serie B, sesta in classifica, ha accarezzato il sogno di battere l’Inter agli ottavi di finale e di proseguire l’avventura sino alla conquista del trofeo. Gli uomini allenati da Simone Inzaghi avranno pur faticato al “Meazza” ieri sera ma sono gli unici ad avere sconfitto il Napoli in questa stagione. Hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per raddrizzare il match portato ai supplementari, proprio grazie alla parata super di Buffon su Dzeko in pieno recupero. Il goal di Acerbi poi ha spento le speranze della formazione di Fabio Pecchia che era passata in vantaggio nel primo tempo con un eurogoal di Juric.

Conosciamo tutti Buffon, il campione, il portierone trionfatore nella finale dello stadio Olimpico di Berlino nel 2006; e pure i limiti della persona, che dopo Italia – Svezia (13 novembre 2017), la famosa partita che non consentì alla nazionale italiana di centrare la qualificazione al campionato mondiale di calcio tenuto in Russia, si scagliò contro l’arbitro dicendo “ha il bidone dell’immondizia al posto del cuore”. I numeri e le azioni virtuose possono compensare gli errori. Accade in qualsiasi ambito, anche nel mondo del pallone – non era un santo Diego Armando Maradona. Inaccettabili allora sono stati i fischi che una parte della tifoseria nerazzurra ha fatto piovere su Gianluigi Buffon. Lo dico da interista. Chi continua a mettersi in gioco, a faticare per esprimersi ai massimi livelli in un campo di gioco (non si è decrepiti, ma quando entri negli “anta” si fanno più lente le capacità di recupero), merita solo rispetto e considerazione. I fuoriclasse, poi, calciatori come Lionel Messi o Kylian Mbappé, non dovrebbero mai avere tifo contro ma sempre a favore. L’auspicio è che Gianluigi Buffon possa raccogliere altri applausi e raggiungere i suoi obiettivi continuando ad essere un esempio per le nuove generazioni.

La stampa iraniana: “Il Regno Unito commette numerose violazioni dei diritti umani”

Le scuse degli occidentali. Che in nome della libertà, della lotta al terrorismo o ai regimi totalitari, interferisce (per interesse) negli altrui affari comportandosi male. Per la stampa iraniana è il Regno Unito che commette numerose violazioni dei diritti umani. Lo scrive Hassan Babaei sulle pagine del quotidiano britannico Tehran Times. Lo stesso ricorda i “106 risultati delle ispezioni contro i diritti umani riguardanti il mancato rispetto da parte del Regno Unito delle sentenze della Corte europea dei diritti umani, per le quali il governo britannico non ha fornito alcuna risposta adeguata”. “E la violazione delle leggi umanitarie – continua il giornale – denunciata dal Comitato internazionale della Croce rossa alle forze della Coalizione, durante la guerra contro l’Iraq, quando l’esercito britannico lo aveva occupato”.

Iran e guerra in Ucraina

Tehran Times bolla come “ridicole” le sanzioni del governo britannico. È evidente che l’Iran voglia evitarle. E inviare missili alla Russia scongiurando nuove sanzioni dell’Onu: i Fateh-110, e non gli Zolfaghar, in modo da restare nell’ambito della risoluzione che gli impedisce di vendere vettori con gittata maggiore di 300 km. L’Unione europea ha condannato il sostegno militare a Mosca. E ha messo in guardia l’Iran dalle conseguenze legate a una qualsiasi nuova consegna di armi.

Tornando alle accuse della stampa iraniana, “è confermato da molti esperti che la violazione dello Stato di diritto, dell’indipendenza giudiziaria, della libertà di parola e delle proteste legali come elementi principali della vita politica sono sempre utilizzati dal Regno Unito come strumenti per sopprimere – attraverso il dispotismo informativo – i Paesi liberi e indipendenti”. Le violazioni riguarderebbero la politica estera come quella interna. Gli inglesi, in particolare, sono accusati della più grande carestia e disastro avvenuti nella storia dell’Iran quando (tra il 1917 e il ’19) le forze ostili entrarono nel Paese dai confini settentrionali e meridionali – si parla anche del genocidio di circa 6 milioni di abitanti dell’altopiano iraniano.

È una storia, questa, che rimanda ai presunti crimini di guerra commessi dall’esercito ucraino, già a partire dal conflitto del Donbass (2014-15). Le accuse si rimpallano. La situazione incandescente, il risultato che l’escalation non si può arrestare.

Ponte di Crimea, l’ammirazione dei francesi per il video di Putin

Il presidente russo è al volante di una Mercedes. Sta attraversando il ponte di Crimea, che è stato ricostruito dopo l’attentato subito, con un’autobomba, lo scorso otto ottobre (nell’incidente morirono 4 persone): si vede Vladimir Putin, affiancato dal vice primo ministro Marat Khusnullin, indicato dalla televisione pubblica russa. Le immagini, girate nella giornata di ieri 5 dicembre, hanno fatto il giro del mondo, del web; e i media russi enfatizzano l’ammirazione dei francesi per lo stesso video.

Il video avrebbe entusiasmato i lettori del quotidiano francese “Le Figaro”. I quali hanno richiamato l’attenzione sulla velocità con cui Mosca è riuscita a ripristinare le infrastrutture distrutte: il ponte di Kerch che collega la Crimea con il territorio della Federazione russa – aperto al traffico sul lato dove sono state ripristinate le due campate danneggiate dall’esplosione. Putin ha definito quell’incidente un attacco terroristico contro le infrastrutture civili critiche del Paese. Ha parlato di terrorismo internazionale, segnatamente.

La reazione: il ponte di Crimea già ricostruito

Tra i commenti c’è chi sottolinea il fallimento della controffensiva ucraina: “Il presidente ucraino Zelensky deve aver guardato tutto in tv e si è mangiato la camicia. La Russia è riuscita a ricostruire tutto in un periodo di tempo così breve”. Un altro utente ha persino ammirato l’intelligenza del presidente ucraino. Ovvero il fatto che la leadership ucraina e gli Stati Uniti “non sono riusciti a superare Putin”.

La tesi sostenuta della propaganda russa è che le sanzioni antirusse stanno danneggiando solo l’Occidente stesso: “La Russia sta ricostruendo un enorme ponte in poche settimane, e in Europa non riusciamo a pagare i conti. Chi sono allora i danneggiati dalle sanzioni?”. In forza di questa prova c’è chi sentenzia la sconfitta dell’Ucraina. Quindi della Nato e dell’Europa. Il caso dimostra che il malumore è un sentimento diffuso in Francia, e non solo: l’insofferenza degli europei preoccupati dalle ricadute negative della guerra in Ucraina. Gli interrogativi sull’efficacia delle sanzioni alla Russia.

Un premio alla carriera ne “L’anima poetica di Pierfranco Bruni”

Innovare e innovarsi restando fedeli a se stessi. Adeguarsi al vento teso del cambiamento restando aggrappati alla tradizione. È questa la mission dell’intellettuale dei nostri tempi. Per assolverla, può essere preso a modello Pierfranco Bruni: un uomo d’altri tempi, di cultura e di fede, un personaggio divisivo, che dice e scrive sempre quello che pensa. Un uomo del Novecento. Che conserva un’eleganza innata, e una mente sempre aperta.

L’anima poetica di Pierfranco Bruni

Chi conosce molto bene l’intellettuale calabrese è Stefania Romito. L’unica a poter scrivere di un Autore tanto profondo e prolifico, che ha assorbito, gli ha dedicato “L’anima poetica di Pierfranco Bruni”. Opera che sa di premio alla carriera per l’intellettuale calabrese già candidato al Nobel per la Letteratura. Nella stessa l’Autrice riconosce nell’accoglienza la dote migliore dello scrittore omaggiato con questo libro: egli accoglie e “raccoglie” tutto ciò che di più prezioso è contenuto all’interno della poesia classica per interiorizzarlo e innovarlo attraverso la creazione di componimenti dotati di una grandissima raffinatezza e ricercatezza stilistica. Così SR lo definisce uno tra i più straordinari “evoluzionisti poetici”. La sua operazione di recupero e rielaborazione è utile al lettore giovane o adulto: si pensi ad Amare Pavese (Pellegrini), opera capace di riabilitare uno scrittore osteggiato e temuto.

Il professor Bruni può essere apprezzato o meno nelle molteplici vesti in cui è stato attivo – il politico, già assessore alla Cultura, si candidò alla presidenza della Regione Puglia con Fiamma Tricolore; il talento che non gli si può non riconoscere è la capacità di eccellere nell’arte dei versi. E questo vuole celebrare l’opera pubblicata da Passerino Editore. Da Alle soglie della profezia (Pellegrini Editore) a Luisa portava in una mano una scarpetta di lana (Tabula Fati), l’ultima opera di letteratura, c’è racchiuso il cammino esistenziale dell’uomo che ritrova se stesso nella presenza delle assenze. La sofferenza che trova nella sublimazione una via d’uscita.

Non sono mai disperanti i versi di Pierfranco Bruni, rivestiti di una fede non bigotta, spesa nell’amore per la scrittura. Sempre imperante la dimensione del sogno e del desiderio, all’origine del viaggio, punto a cui fare ritorno, c’è il passato come strumento di conoscenza del presente e dell’umana essenza. Mentre le sensualità poetiche e visive si fondono con l’immagine del Mediterraneo che è il cuore pulsante della nostra civiltà e della nostra cultura.

L’autrice

Stefania Romito è nata in Svizzera da genitori italiani. Scrittrice e giornalista radiotelevisiva, ha all’attivo diverse pubblicazioni, tra raccolte di poesie, racconti e romanzi. Nel 2010 il suo esordio nella narrativa con “Attraverso gli occhi di Emma” (Alcyone Editore). Responsabile letteraria del Nuovo Rinascimento e del Sindacato libero scrittori italiani per la Lombardia, ha collaborato con il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Con Il buio dell’anima (Libromania, 2019) si è aggiudicata il premio speciale d’Eccellenza Città del Galateo “Antonio De Ferraris 2021”. La poetica di Pierfranco Bruni segue alla pubblicazione di Delyrio (La Bussola).

La priorità di Putin? Aumentare l’aspettativa di vita media in Russia

La guerra continua a insanguinare l’Ucraina. A tenere in ambasce l’Occidente, il mondo intero, a turbare il presente, e i sonni di chi non riesce a scorgere tempi sereni. E qual è la priorità di Vladimir Putin? Trovare la via più rapida per porre fine al conflitto che si protrae da nove mesi? Niente affatto. È aumentare l’aspettativa di vita media in Russia. Lo ha dichiarato lo stesso presidente della Federazione Russa. Che così motiva: “Guidando verso il club degli ultraottantenni, questo obiettivo rimane. Sicuramente ci muoveremo e andremo in questa direzione: lo faremo anche con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale”. Putin parla dell’aspettativa e della qualità della vita come indicatore generalizzato del lavoro dello Stato in tutti i settori, dall’economia alla sfera sociale.

La posizione espressa alla conferenza “Viaggio nel mondo dell’intelligenza artificiale” si colloca sulla scia delle dichiarazioni del presidente del Consiglio di vigilanza dell’Istituto per la demografia, le migrazioni e lo sviluppo regionale Yuri Krupnov, il quale ha parlato del fenomeno dell’inverno demografico. Un problema che riguarda il mondo intero. A dispetto delle varie teorie, previsioni sul pericolo della sovrappopolazione – seconda una stima ufficiale delle Nazioni Unite la popolazione mondiale ha già raggiunto gli 8 miliardi di persone. Per Krupnov il problema principale ora è la “piaga dei bambini piccoli”. Il Fondo pensionistico russo (Pfr) prevede un numero che si aggira tra un milione 385.500 neonati nel 2023 e 1.399.200 nel 2024. Mentre il 2022 potrebbe chiudersi con 1,37 milioni di bambini. Non è un problema invece la longevità della popolazione. E qui Putin da prova di quanto sia contraddittoria la sua natura: noncurante delle vite giovani e giovanissime spezzate in Ucraina, effetto collaterale della “operazione speciale”, come la chiamano ancora i media russi, ha definito nell’aumento dell’aspettativa di vita (da portare a oltre 80 anni) la priorità della Federazione Russa.

Le città del futuro: la sfida di un’economia che metta al centro la vita

Invertire la rotta. Arrestare un processo che, per certi aspetti, appare già irreversibile: la salvaguardia del creato, l’azione di contrasto alla crisi ambientale, passano anche attraverso l’opera green di copertura arborea urbana, sostenuta dall’Istituto forestale europeo (Efi). Occorre ridisegnare le città del futuro portando avanti la sfida di un’economia che al metta al centro la vita. Il concetto chiave è questo. Serve, urge anzi, un cambio di paradigma. Perché, se lo scopo è il consumo, l’effetto creato è quello del boomerang.

Da un lato ci sono città modello come Oslo, Berna, Lubiana e Parigi, che vantano un 20 per cento di verde; dall’altra le metropoli che non se ne curano, che inquinano – la maglia nera è Atene. Cosa accade nel Belpaese? L’Italia è riconosciuta come leader capace di influenzare il design urbano e industriale, in tutto il mondo, nella ricerca della Bellezza che va oltre il buongusto. L’Efi allora ha aperto recentemente una sede anche a Roma.

Le tematiche di cui si discute non sono affatto nuove. Basti ricordare che l’Istituto forestale europeo, con sede in Finlandia, a Joensuu, è nato nel 93 del secolo scorso. La sua mission è quella di dare sostegno alle politiche sulle questioni relative alle foreste. In modo scientifico, attraverso la ricerca e la condivisione, la messa in rete. L’attenzione nelle città non è rivolta solamente ai parchi ma anche alle infrastrutture. Servono alberi per la deforestazione: il verde dovrebbe colorare l’area urbana, periurbana ed extraurbana. La comunità poi è chiamata a prendersi cura di quanto abita le città del futuro.

Deve fare la sua parte la politica. E in Italia si sta andando nella giusta direzione, bisogna dire: la forestazione delle città metropolitane, quelle più colpite dagli effetti nefasti del cambiamento climatico, era prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con lo stanziamento di 300 milioni di euro. I Comuni stanno recependo l’istanza riconoscendo un’opportunità unica nell’iniziativa.

Un calcio al romanticismo: la proposta di matrimonio ostacolata sul campo di gioco (VIDEO)

Alla fine è dovuto intervenire l’arbitro. Che ha messo una mano sul cartellino, e l’altra sul cuore: così è riuscita la proposta di matrimonio fatta alla sua fidanzata da Vladislav Shubovich. Il difensore 22enne dello Smorgon era intenzionato a festeggiare nel miglior modo il suo goal realizzato all’85esimo. Ma la sua proposta è stata ostacolata da uno steward sul campo di gioco. L’episodio è accaduto durante la prima partita del campionato bielorusso, che ha contrapposto lo Smorgan al Volna, vinta dalla formazione di casa per 2-0. Il calciatore si è beccato un cartellino giallo ma anche il sì della donna che diventerà sua moglie

Gli dèi non invecchiano: buon compleanno a Claudia Lamanna

Forse un giorno la deificazione della persona le darà noia. Non vorrà perpetuare il proprio mito, destinato a crescere. Ma non adesso… Claudia Lucia Lamanna è agli albori della sua carriera da concertista: salita sul tetto del mondo dopo la conquista dell’International Harp Contest si gode il successo che merita chi ha saputo fare della sua passione la propria professione. Mettendoci tanto impegno, coraggio e perseveranza. Riceve una valanga di complimenti ad ogni suo concerto: l’ammirazione è il sentimento dominante nel desiderio di omaggiarla sempre, per ricambiare la magia o la gioia, le emozioni che sa donare. Possiamo farlo oggi, 9 novembre, in occasione del suo genetliaco.

Il talento di Claudia Lamanna

Pare che l’arpista di Noci compia 27 anni. Ma l’età, intesa come invenzione degli uomini, non conta: gli dèi non invecchiano. Non conoscono il dolore né la sofferenza né la fatica o la malattia. Così, il destino dovrebbe riservare questo alla dea dell’arpa. Che è anche donna capace di preservare la propria umanità: modello virtuoso, non le serve la sensualità o l’avvenenza, abbonda in grazia: per fare presa sul pubblico, le basta il talento. L’arpa. Non è superba, Claudia Lamanna, e dall’incontro con ogni persona trae nutrimento. La sua musica riflette i molteplici e contraddittori stati d’animo. Strabilia, incanta: i capelli avvolti in un’aurea di luce, le mani piccole danzano sulle corde con leggerezza e restano incontaminate, non scalfite dagli automatismi di un’attività che logora, stanca. Gli occhi comunicano ambizione. Una componente essenziale per conservare il successo. Sono suoi compagni, Ginastera, Glière, Damase, tra i compositori che più la esaltano.

Una vita insieme al suo strumento

CL suona l’arpa da quando aveva 8 anni. A soli 15 si è diplomata; dopo la laurea di secondo livello con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore al Conservatorio Nino Rota di Monopoli si è perfezionata alla Norwegian Academy of Music di Oslo e alla Royal Academy of Music di Londra. Dopo aver vissuto all’estero è tornata in Puglia. Ha vinto numerosi concorsi: il più prestigioso, l’International Harp Contest, conquistato quest’anno in Israele, è stato il coronamento del suo sogno. Ha calcato i più grandi palcoscenici del mondo – da Londra a Bangkok, dal Teatro Duse di Bologna alla Merkin Concert Hall di New York. Ha fatto incetta di riconoscimenti prestigiosi. Tra gli ultimi, il “Premio Futuro” del Sulmona Official. Nelle scorse ore si è esibita a Los Angeles per il “Pacific Harps – Camac California Harp Festival”.

L’auspicio è che possa continuare ad essere fedele a se stessa. Perché solo preservando l’umanità si può essere annoverati tra i Grandi: quelle doti peculiari, ciò che rende fieramente umani noi mortali. Gli dèi, infatti, spalancano le porte del paradiso, e poi ti voltano le spalle… Non provano sentimenti di empatia, di pietà, non conoscono il perdono né la carità; il patire per una gioia che deve arrivare. E che possa essere vittima, Claudia Lamanna, di quella pericolosità gioiosa con la quale Nicola Piovani ha definito la Musica. La Bellezza è turbamento: ammalia e insieme inquieta, ciò per cui vivere.

Il mio grazie e i miei auguri a Claudia Lamanna!

Ambientalisti vs automobilisti: la protesta non riuscita sul grande raccordo anulare (VIDEO)

Il diritto di protestare e quello di lavorare. Sul grande raccordo anulare va in scena la protesta degli ambientalisti, che cercano attenzione per perorare la causa di quanti si oppongono agli effetti nefasti del cambiamento climatico. “Andatevene via. Ci dovete mandare a lavorare”, grida uno degli automobilisti contro i manifestanti. Gli fa eco un altro: “Voi siete dei figli di papà. A cosa serve quello che state facendo?” Altri inveiscono con insulti e parolacce. La tensione sale, prima che intervengano le forze dell’ordine.

Al mare a novembre: non è un dramma il caldo fuori stagione

I catastrofisti parlano del cambiamento climatico. Che c’è, è in atto, con ogni evidenza, nell’anno più caldo dal 1800. Ma non si tratta di una anomalia inedita. Nessun dramma, allora, se potremo andare ancora al mare, secondo le previsioni. Almeno nei primissimi giorni del mese nuovo. Godiamoci queste belle giornate, il sole che dona benessere, che attiva i neuroni: per combattere proprio il cambiamento climatico servono, in un’azione comune, sinergica, le migliori risorse. Stare in pace con se stessi per assicurare un futuro alle persone con cui condividiamo il mondo.

Lo hanno definito Monster, l’anticiclone di Halloween che si farà valere nei prossimi giorni. La fase stabile dovrebbe durare fino al quattro novembre. L’unica insidia, nelle prossime ore, potrebbe arrivare dalle nebbie sulle pianure del Nord. Altrove caldo e cielo sereno su tutta la Penisola. Temperature comprese tra 27 e 30° C. Oltre alle ricadute negative del cambiamento climatico, nel medio e lungo termine, alle frequenti alluvioni (fenomeni localizzati che non si possono prevedere), a preoccupare adesso è l’assenza di precipitazioni al Settentrione: mai era piovuto così poco. In particolare al Nordovest. Tra le regioni più colpite ci sono il Piemonte, la Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

Se in Italia si boccheggia, quasi, nelle ore centrali del giorno, anche in Spagna sono previsti 32 gradi a fine ottobre. Ovvero temperature record per il perdurare della stagione estiva che va avanti da sei mesi. Fatta eccezione per una piccola parentesi a settembre, quando anche in Italia le temperature sono scese persino sotto la media, sembra che l’autunno meteorologico non ne voglia sapere di entrare in vigore. Dalla Spagna alla Grecia passando per la Francia e la Germania, oltre al Belpaese, l’intera Europa occidentale è interessata da questa ondata di caldo anomalo. Nel resto del mondo, altro aspetto legato al cambiamento climatico sono le nevicate precoci: l’ondata di gelo che ha colpito le aree orientali dell’America, nei giorni scorsi.

Gente dell’altro mondo: i ricchi che spendono 4.500 euro per un piatto di gnocchi

Avete capito bene: mentre i comuni mortali sono alle prese con gli effetti della crisi economica, percepita in tutto il mondo, con le preoccupazioni legate alla guerra in Ucraina, c’è chi naviga nell’oro. Ed è disposto a spendere cifre folli. Ancora oggi, per mangiare cibo non di tutti i giorni. Come i ricchi che spendono 4.500 euro per un piatto di gnocchi. Segnatamente 4.400 dollari, quanto costa, in America, una porzione al ristorante Golden Gates di New York.

Un tuffo nel blu

Il costo è motivato dal caratteristico colore blu dell’impasto che deriva dall’aggiunta di ghiandola di pesce siluro – un ingrediente molto raro. Così, per una porzione di 8 gnocchi bisogna sborsare 2.400 dollari. Chi non si accontenta e vuole una doppia porzione di 16 gnocchi, in modo da uscire dal locale con la pancia piena, almeno, e il portafogli vuoto, può ottenere uno sconto pagando $ 4.400. Buon per la clientela fatta di magnati russi prevalentemente. In Russia, infatti, quel piatto riscuote gran successo. Quello che non ci è dato sapere è se gli stessi russi adesso se lo possono permettere. O se magari devono fare economia, pure loro, e rinunciare alla porzione doppia del cibo più costoso del mondo. Bello da vedere certamente: quell’ingrediente insolito conferisce agli gnocchi una innaturale luce blu-verde.

Il lusso va pagato, come le emozioni

A dispetto dei tempi che corrono, i prezzi esorbitanti nella ristorazione, ai danni dei consumatori, ci sono anche da noi: oltre al caso Briatore, si pensi alla “Mimi la Regina d’oro 24k”, la pizza che, a Jesolo, costa 99 euro. Una invenzione del titolare e pizzaiolo del ristorante Da Robert. La motivazione? “Il lusso va pagato, così come le emozioni diverse che si provano assaggiando l’oro”, ha detto lo stesso titolare, Robert Nedea. Vizi che si possono permettere sempre meno persone. La maggior parte deve tirare la cinghia e aspettare tempi migliori, senza deprimersi troppo. Gli italiani infatti temono di tornare poveri. Come quando, nel primo dopoguerra, un semplice piatto di spaghetti da condire senza troppi fronzoli, era ambito più dell’oro. Altro che gli gnocchi.

Tredicenne scappa di casa, e dorme 3 notti in strada, per incontrare lo youtuber Nischay Malhan

La premessa è che ognuno è libero di inseguire i propri sogni e ideali. Ma se un tredicenne scappa di casa, e dorme 3 notti in strada, per incontrare lo youtuber Nischay Malhan, c’è qualcosa che non va. È la spia di un malfunzionamento alle fondamenta della società. Perché un adolescente dovrebbe essere disposto, se mai, a fare follie per una ragazzina sua coetanea, o per un personaggio pubblico che si è guadagnato fama mettendo a frutto il proprio talento fisico o intellettuale. Viresh Bhushan aveva invece nello youtuber Nischay Malhan la propria stella polare – “Triggered insane”, come viene soprannominato, ha 17 milioni di fan. E ha navigato in un mare di pericoli per incontrarlo.

La traversata

Il fatto è accaduto in India. Lo scorso 4 ottobre: finite le lezioni, il 13enne di Patalia (Punjab) è uscito di scuola e, accompagnato dalla sua bicicletta, per 300 chilometri ha attraversato due Stati. L’obiettivo era arrivare a Delhi. L’influencer però non si trovava nella popolosa città indiana, ma a Dubai. Lo stesso giovanissimo fan ne ha fatto la scoperta dopo aver portato a termine questa impresa sconsiderata – ha dapprima pedalato sull’autostrada, per poi proseguire a bordo di un autobus, caricando la bicicletta sul portabagagli. Non si è arreso. Ha passato infatti tre notti in strada, deciso ad attendere Nischay Malhan fino al suo ritorno a casa.

Il lieto fine, grazie allo stesso youtuber Nischay Malhan

La fuga aveva messo in ansia i familiari. Che hanno allertato la polizia, dopo la scomparsa: VB è stato rintracciato grazie ai successivi messaggi che lo stesso aveva mandato allo youtuber per incontrarlo. Il ragazzino ora avrà bisogno di un supporto psicologico per prendere coscienza di quanto fatto, dei rischi ai quali si è esposto con la bravata, ha preannunciato la mamma, dopo averlo riabbracciato. L’auspicio è che, una volta raggiunta la maggiore età, possa preservare lo spirito di avventura, l’iniziativa ed il coraggio mettendoli al servizio delle più nobili cause.

Il bluff della guerra nucleare: c’è della logica dentro la follia umana

Un incubo da scacciare. Se c’è della logica dentro la follia umana, se anche i pazzi come Vladimir Putin badano a fare gli interessi propri, e non ad autoannientarsi, possiamo dormire sonni non troppi inquieti – restano le immagini ricostruibili dagli orrori perpetrati ai danni della popolazione e delle forze armate ucraine. Una guerra nucleare non giova a nessuno. Non può iniziare. Sebbene ci sia un precedente nella storia non troppo lontana (Hiroshima e Nagasaki), c’è da considerare che allora gli arsenali nucleari non erano imbottiti come lo sono ora: ad ogni azione corrisponderebbe una reazione di pari portata. Sino alla catastrofe generale. È un bluff, allora (ci vogliamo augurare), mettere sul tavolo l’ipotesi della guerra nucleare, che serve ad alzare la posta in gioco tra le potenze coinvolte nel conflitto già mondiale. La devastazione sarebbe totale. Così come non esistono bombe “intelligenti”, infatti, quelle dall’azione mirata, le cosiddette armi tattiche utilizzabili in una prima fase dell’escalation nucleare non sono affatto una soluzione dagli effetti meno gravi.

Ad ogni modo, di questo scenario dobbiamo parlare. Lo ha fatto anche l’Accademia dei Lincei attraverso il gruppo di lavoro per la Sicurezza internazionale e il controllo degli armamenti (Sica), con l’appello lanciato: “Ci rivolgiamo agli scienziati dei Paesi coinvolti direttamente o indirettamente, in particolare alla comunità intellettuale che ha partecipato alle Conferenze Amaldi organizzate dalla nostra Accademia, inclusi gli scienziati russi, affinché intervengano”. Nei limiti delle loro possibilità, quello che possono fare è “denunciare all’opinione pubblica i rischi reali connessi con l’uso di armi nucleari tattiche e chiedano ai loro Governi di impegnarsi esplicitamente per il no first use delle armi nucleari”. “Contestualmente, chiediamo che si riprendano immediatamente negoziati globali relativi al disarmo nucleare, che coinvolgano tutte le potenze nucleari”, continuano gli accademici, nella dichiarazione condivisa dal presidente dell’Accademia dei Lincei Roberto Antonelli, e dal premio Nobel Giorgio Parisi.

NFT per preservare l’eredità di Maradona: l’iniziativa di MetaFrames

Gli hanno dedicato film, libri, opere d’arte; e tutto l’inimmaginabile nella “sua” Napoli dove, tra folklore e devozione, è stato ribattezzato il San Paolo, il campo sportivo. Diego Armando Maradona (1960-2020) continua a interagire con i suoi fan. Come fosse ancora tra noi. È anche al centro dell’interesse dell’azienda MetaFrames, che ha lanciato una collezione NFT dedicata al miglior calciatore di sempre, o almeno tra i più forti di tutti i tempi. I Non Fungible Token saranno 5mila, firmati da Paul Trevillion, acclamato artista sportivo, di fama internazionale. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dal CEO di Maradona Global Sanjay Wadhwani. Che si è detto onorato della collaborazione avviata con lo studio di arte digitale Crypto. L’obiettivo comune: “Preservare l’eredità di Maradona”. Ci crede il fondatore di MetaFrames, nella consapevolezza che il compito può essere assolto anche dalla tecnologia. Ebbene, la piattaforma che ha acquistato i diritti d’immagine del dio del pallone, ha inteso lanciare Official Maradona Fanclub (Omfc), un ecosistema su blockchain per onorare la memoria e la carriera. Sono gli utenti a coniare i token autonomamente.

L’iniziativa

Il casting è stato aperto quest’oggi, giovedì 22 settembre, e durerà fino al 30 ottobre, attraverso queste fasi: Warm Up, l’asta utile ad aggiudicarsi un raro pezzo da collezione con l’opera di Paul Trevillion, per introdurre il Diego Maradona Access Pass; Kickoff, fase rivolta al 10 per cento dei possessori dell’AP, per garantire la partecipazione all’estrazione di un concorso a premi. Tra le esperienze delle quali gli utenti potranno beneficiare, un viaggio pagato per assistere alla finale dei mondiali di calcio in Qatar, in programma il 18 dicembre al “Lusail Stadium” – nonostante l’assenza della nazionale azzurra, non qualificatasi alla massima competizione, agli italiani potrebbe interessare molto. Terza fase “Extra Time”, quando verranno annunciati i vincitori dell’estrazione a premi, attesa per il 30 ottobre, giorno in cui il Pibe de oro nacque.

Diego Maradona Access Pass

Previste queste agevolazioni: accesso anticipato all’airdrop, e al gioco Goal Rev; sconti sugli iteam dello stesso gioco e sul merchandising dedicato al campione; posti esclusivi per progetti futuri.

Stati Uniti e Russia alleati nel sostegno ai gruppi terroristici: la denuncia di Rawa

A chi importa dell’Afghanistan? Lì le violazioni dei diritti umani sono drammaticamente continue, forti. A farne le spese le donne, le giovani che devono coprire con vestiti neri tutto il corpo, alle quali viene negata la formazione, la possibilità di andare a scuola. Le donne che non hanno il permesso di viaggiare da sole. Che devono essere sempre accompagnate da un parente uomo. Mentre poche “fortunate” possono svolgere determinati lavori, con limitate funzioni. Anacronismi che dovrebbero suscitare la nostra indignazione. La regressione ha avuto inizio nel 2021 quando le truppe americane hanno lasciato il Paese raggiunto vent’anni prima per combattere ovvero cacciare il governo talebano che ospitava al-Qaeda, il gruppo terroristico responsabile dell’attacco alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001. Scelta che ha aperto un’ampia discussione.

La contraddizione

Prezioso e perseverante, difficile e coraggioso il lavoro di Rawa – Associazione rivoluzionaria delle donne afghane, una delle organizzazioni più attive in Afghanistan, che denuncia inoltre: “Dal punto di vista politico noi vediamo che gli Stati Uniti appoggiando i talebani e diversi gruppi terroristici, ma anche Cina e Russia sono presenti in Afghanistan e appoggiano i loro gruppi fondamentalisti preferiti, e questo rende molto complicato per le nostre persone organizzare la resistenza”. Insomma, le superpotenze che non sono affatto amiche, tornate distanti da quando ha avuto inizio la guerra in Ucraina, hanno obiettivi e interessi comuni.

Un Paese allo sbando. Ma la resistenza fa rumore

La stessa organizzazione politica femminista, a sostegno dell’intera popolazione, dichiara che tutti gli uomini e le donne stanno soffrendo per il collasso del sistema economico, per la mancanza di cibo e di sicurezza; per la mancanza di prospettiva, di lavoro, mentre il costo della vita è in crescita, il prezzo dei beni di prima necessità schizza. Sebbene possa prevalere l’arrendevolezza, va detto che “tutti i gruppi religiosi ed etnici che vivono in Afghanistan sono fortemente contro i talebani e contro il fondamentalismo, hanno visto e avuto esperienza del loro governo precedente e vogliono avere un’alternativa migliore”. Vogliono vivere. Ovvero non cedere ai talebani e ai loro presunti valori. Barlumi di speranza dentro la catastrofe ignorata dal mondo.

Lotta alle mafie, la grande assente della campagna elettorale

Vero è che le emergenze nuove hanno sovrastato le precedenti, irrisolte, ataviche; che gli italiani guardano al rincaro delle bollette, all’aumento dei prezzi dei beni alimentari, come alla questione emergenziale. Ma ci sono temi da includere necessariamente nella campagna elettorale. Uno di questi è senz’altro la lotta alle mafie, non pervenuta, a quanto pare. A lanciare l’allarme, Nino Di Matteo: “In Italia il problema del contrasto al sistema mafioso non è mai stato ai primi posti dei governi che si sono succeduti. La lotta alla mafia non è ancora una priorità della nostra politica e anche nell’attuale campagna elettorale sento poco parlare delle strategie politiche per contrastarla”. Il consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura è inoltre intervenuto sull’affossamento della legge sull’ergastolo ostativo, avvenuto in Senato. La misura avrebbe negato a mafiosi e terroristi concessioni e benefici penitenziari. Ebbene, l’affossamento della legge “rischia di creare una situazione di libertà per soggetti condannati per strage”.

La questione è stata denunciata anche da Avviso Pubblico, la rete di enti locali contro mafie e corruzione, che ha presentato l’appello #Nosilenziosullemafie. Nella dialettica fra partiti il tema mafia non occupa una posizione centrale. “Manca un costruttivo confronto sul perseguimento di strategie e politiche di prevenzione e contrasto, punto nevralgico per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia”, denuncia lo stesso AP. Sappiamo bene che il fenomeno è tutt’altro che superato. Siamo lontani dall’assistere alla sconfitta di ciò che, al pari di ogni fatto umano, ha un inizio ed avrà anche una fine, parafrasando Giovanni Falcone. Le tante vittime della criminalità organizzata chiedono un’inversione di marcia. Dovrebbe essere nell’interesse di tutti, se è vero che, ribadiamo, il benessere delle comunità passa anche dalla lotta alle mafie. E senza una visione non si va da nessuna parte.

Yemen, nella guerra dimenticata si apre uno spiraglio di luce

In sette anni ha fatto 377mila vittime. La guerra è sempre un abominio: anche quella dello Yemen, che sembra essere dimenticata o ignorata dall’Occidente, dall’Europa, attenti in modo particolare a ciò che accade in Ucraina – e sempre meno, a dire il vero. La buona notizia è il cessate il fuoco. Ovvero una tregua tra i sauditi a capo della coalizione anti Houthi e i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran. Va detto che nelle ultime ore si registrano continue violazioni del cessate il fuoco. Lo ha denunciato Ahmed bin Mubarak, il ministro degli Esteri yemenita, con riferimento al massiccio attacco militare lanciato dalla milizia Houthi nell’area di Dhabab, a ovest della città di Taiz.

LA DEVASTAZIONE. Quella vissuta in Yemen è stata definita la più grande crisi umanitaria del XXI secolo. È stato l’ultimo rapporto dell’Onu, datato novembre 2021, a dare quel numero spaventoso di vittime, al 60 per cento per gli effetti indiretti del conflitto. Ad esempio per la scarsità di acqua e cibo. Come riferito dall’Undp, l’Agenzia per lo sviluppo dell’Onu, lo scorso anno ogni 9 minuti è morto un bambino di età inferiore ai 5 anni. Non poche sofferenze sono inflitte agli adulti. E la carestia ha fatto più di 9mila vittime.

GLI INTERESSI. La guerra civile dello Yemen si protrae dal 2015. Era la notte tra il 25 e il 26 marzo quando alcuni aerei, guidati dalla colazione araba, bombardarono presso Riad le postazioni dei ribelli. Questa guerra interessa all’Egitto, che non vuole sfilarsi dalla colazione araba, all’Arabia e all’Iran che guardano alla posizione strategica dello Yemen, utile al controllo dello stretto di Bab el Mandeb. In gioco ci sono gli scambi commerciali e il petrolio. Inoltre i giacimenti di idrocarburi dei quali la provincia di Hadramawt è ricca. Centrale è il ruolo di Al Qaida nel tentativo di destabilizzare il governo yemenita: l’insurrezione dell’organizzazione terroristica ha avuto inizio nel 1998, in forma di guerriglia, per proseguire in questa lunga guerra civile. Chi ci guadagna dal conflitto? Come ha denunciato la Rete italiana pace e disarmo, molti degli attacchi aerei non sarebbero stati possibili senza forniture di armamenti europei: i governi e le aziende europee hanno continuato a sostenere la coalizione a guida saudita esportando bombe, armi, servizi di manutenzione e addestramento.