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In piazza per la salute e l’ambiente: l’altra guerra a Taranto

L’imperativo categorico: non rassegnarsi. E quindi, riaccendere i riflettori mediatici sull’ex Ilva di Taranto, calati negli ultimi anni per il susseguirsi di emergenze planetarie – dalla pandemia al conflitto in Ucraina. Ricordarsi che le sofferenze e le morti generate dall’opera umana sono tutte uguali. Inaccettabili. Sono gli obiettivi rintracciabili nella manifestazione che si terrà domenica ventidue maggio, nel capoluogo ionico, in piazza Garibaldi. Lo spunto è stato dato dall’ultima puntata della trasmissione televisiva “Che ci faccio qui”. A lanciare l’iniziativa, il Comitato per la Salute e l’Ambiente a Taranto, che ne sente tutta l’urgenza. “È importante farla adesso che Acciaierie d’Italia ha chiesto il dissequestro degli impianti”, dichiara il professor Alessandro Marescotti, che ha preso parte alla stessa trasmissione condotta da Domenico Iannacone, andata in onda su Rai3.

La manifestazione apartitica “Stop al sacrificio di Taranto” si preannuncia importante. Più di quanto organizzato in passato. E al netto delle posizioni che si possono avere sulla questione colossale, l’esercizio del pensiero critico, della dialettica, appare sempre fondamentale in un Paese democratico. Come pure la conoscenza dello stato dell’arte. A fronte di una minor produzione, se è vero che la più grande acciaieria d’Italia causa meno morti premature, come attestato dall’Organizzazione mondiale della sanità attraverso la Valutazione di impatto sanitario (studio condotto tra il 2010 e il 2015), quali sono i livelli di inquinamento attuali? Quali scenari aspettarsi? L’unica certezza, intanto, è la rappresentazione di Taranto come “zona di sacrificio” scelta per fare gli interessi economici nazionali. L’impegno per tenere insieme le ragioni di lavoro salute ambiente deve continuare. L’attesa della popolazione non può essere interminabile. C’è da riconquistare la dignità che i Governi di questi ultimi anni, in collusione con l’acciaieria, hanno calpestato, sottolinea lo stesso Comitato cittadino – Organizzazione di tutela ambientale.

Xylella, le migliori idee per il riutilizzo del legno d’ulivo

Economia circolare. Se ne parla in termini concreti nel tentativo di compensare i danni da catastrofe generati dalla Xylella fastidiosa, il batterio killer che continua a deturpare i paesaggi della Puglia, minacciando l’incolumità e la sopravvivenza dei sacri ulivi secolari, con ricadute negative sul piano economico ed ambientale. Il tema è finito al centro di “Agorà Design”. Il festival, che prenderà il via nel pomeriggio di quest’oggi, giovedì trenta settembre (si concluderà il 3 ottobre nella provincia di Lecce, a Martano), ha chiamato a raccolta le migliori menti capaci di presentare proposte sul riutilizzo del legno d’ulivo. Quello venuto fuori dalla “pandemia” in corso. Agorà Design è stato infatti preceduto da un contest indirizzato a esperti del settore e non. A progettisti, ingegneri, designer, a studenti ed artigiani. Tra i contributi spiccano due progetti internazionali provenienti dalla Turchia, da Ankara, e dai Paesi Bassi (Hilversum).

Agorà Design 2021 si tiene presso il Palazzo Baronale di Martano. È una manifestazione sostenuta da Sprech in partenariato con Adi (Associazione per il disegno industriale), con l’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri, con la Camera di Commercio e Confartigianato di Lecce. Con l’Odg Puglia, tra gli altri. Aggregatore culturale, e di innovazione legata alla biodiversità, contiene workshop, lectio magistralis con architetti di fama mondiale. Oltre ai 100 progetti dell’Agorà Design Contest. La peculiarità dell’iniziativa, tanto longeva quanto salutare, reiterata da venticinque anni, è che i contenuti nascono dal Mezzogiorno “per contaminarsi e diffondersi come piccoli semi di rinascita”. Alle attività si può accedere liberamente fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione, obbligatorio il green pass. Gli eventi sono trasmessi anche in live streaming sulla pagina Facebook di Agorà Design. Tra gli ospiti ci saranno gli architetti Antonio D’Aprile, Ludovica e Roberto Palomba, il designer Antonio Romano, il docente Francesco Zurlo. Anche giornalisti come Francesco Pagliari.

IL FOCUS – La Xylella fastidiosa ha colpito in Puglia un’area di circa 750mila ettari di superficie portando al disseccamento degli ulivi infetti. Ovvero costringendo gli agricoltori ad accatastare il legno in gran quantità. Di qui l’esigenza del riciclo, sposata alla filosofia dell’economia circolare, può dar forma ad oggetti di design, dal valore altamente simbolico oltre che pratico. Quanto al contenimento del contagio, va ricordato che l’unica misura idonea è l’eradicazione. Soluzione drastica e dolorosa, quanto necessaria. Il regolamento di esecuzione Ue 2020/1201 prevede l’obbligo di abbattimento delle piante “specificate” situate nel raggio di 50 metri (non più 100) da quelle infette. Il batterio ha devastato il Salento in particolare (milioni di piante); la sua avanzata è inesorabile, dalle provincie di Brindisi e Taranto a quella di Bari: raggiunti Monopoli, Locorotondo e Polignano, Coldiretti Puglia denuncia la positività di 15 olivi ad Alberobello.