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Turismo, il personale che non si trova: la colpa è degli sfruttatori

Gli stranieri fanno il lavoro che gli italiani non vogliono fare. O meglio, lo fanno alle condizioni che i nostri connazionali ritengono di non dover accettare: paghe misere, alloggi non idonei, ore di servizio interminabili. Così, nel comparto turistico, si fa necessario il ricorso al personale straniero, quest’anno. E questo, per il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, rappresenta un paradosso. Il ministro “dà i numeri” senza tentare di avventurarsi in una disamina più profonda, nella ricerca delle ragioni che stanno alla base del diniego tra i giovani e meno giovani aspiranti al lavoro, inteso (ancora) come strumento di dignità. “Al comparto turistico mancano tra le 200mila e le 300mila figure lavorative. Un paradosso se si pensa che il Paese paga un tasso di disoccupazione al 9%”, ha detto intervenendo al video-forum 2021 sul cantiere delle riforme del Governo Draghi per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza organizzato da ItaliaOggi, rilevando inoltre l’imminenza della stagione invernale, concomitante con le tante richieste pervenute per far partire il decreto flussi al più presto. Già, perché in tanti vorrebbero raggiungere per motivi di lavoro lo Stivale, mentre gli italiani vogliono beneficiare delle infrastrutture per fare le vacanze; altrettanti badano ai loro affari, agli interessi legittimi personali, tra un’ondata di contagi Covid e l’altra, senza troppo curarsi dei diritti fondamentali di ogni lavoratore ed essere umano. Rifiutare il lavoro (quello sì) è un paradosso. Perché, alle giuste condizioni, nobilita l’uomo riempiendogli l’esistenza.

Reddito di cittadinanza – La misura rifinanziata con 200 milioni di euro dal Governo Draghi si colloca nell’azione di contrasto alla povertà. Ovvero all’esclusione sociale e alla disuguaglianza, per mezzo del sostegno economico, provvisorio: l’obiettivo è, resta, il reinserimento lavorativo di quanti beneficiano dell’integrazione al reddito da nucleo familiare. Ma quale lavoro costoro dovrebbero trovare e poi accettare? Se destinati ad essere sottopagati, bene fanno a continuare ad intascarsi il Rdc, utile anche a combattere la precarietà, il sistema di sfruttamento vero e proprio retto dalla spremitura della manodopera. Che avviene nel comparto del turismo e non soltanto. I nodi da sciogliere sono tanti. La stessa misura va nella direzione del ridimensionamento: la stretta voluta sul Reddito di cittadinanza, al fine di migliorarlo, potrebbe prevedere decurtazioni da 5 euro al mese, a partire dal sesto di inattività. Se non la revoca del beneficio qualora la proposta di lavoro venga rifiutata. Gli strumenti cambiano, la questione di fondo resta immutata da anni. La comunità europea ci potrebbe dare una mano: l’Italia si dovrebbe adeguare agli standard globali che accettano i Paesi più civilizzati. Si pensi alle politiche sociali avviate dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Laddove si ritiene congruo, dignitoso, un salario minimo di 15 dollari all’ora, utile a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori americani.